martedì 11 giugno 2013

La Scuola che vorremmo...


Una serata piena di stimoli, una discussione ricca di spunti e che ha coinvolto larga parte dei presenti da una parte e dall’altra del tavolo; certamente il primo passo di un confronto che deve necessariamente continuare dentro e fuori le istituzioni, perché c’è bisogno di parlare di scuola pubblica così come c’è bisogno di mobilitarsi per la scuola pubblica.

Se il punto di partenza è stato giocoforza il Referendum svoltosi a Bologna lo scorso 26 maggio su iniziativa del Comitato Articolo 33 e il suo risultato, le parole di Mirco Pieralisi e Francesca Ruocco hanno iniziato a prefigurare le modalità e gli argomenti che saranno al centro dell’attenzione nei prossimi mesi, quando abbandonati i toni da campagna elettorale bisognerà entrare nel merito di cosa fare delle risorse pubbliche destinate all’istruzione.

Dal canto suo l’Assessore all’Istruzione del Comune di Castel Maggiore Belinda Gottardi ha chiarito come nel nostro territorio, contrariamente alla situazione bolognese, non esistano scuole dell’infanzia comunali e come quelle statali riescano a garantire solamente 295 posti a fronte di un fabbisogno quasi doppio. Le 4 scuole paritarie convenzionate col Comune arrivano infatti ad un’offerta di 252 posti e ricevono dall’Ente un contributo annuale di circa 43.000 euro, suddiviso in 10 sezioni sulla base del numero dei bambini e delle bambine che le frequentano. Il finanziamento pubblico, ha poi spiegato la stessa Gottardi, è rimasto invariato negli anni così come le risorse che complessivamente il Comune investe sulla scuola e l’istruzione, mentre le convenzioni che di anno in anno vengono siglate costituiscono una sorta di “patto” tra istituzioni a tutela della qualità dell’insegnamento.

Sinistra Ecologia per Castel Maggiore, consapevole che con quei soldi non si aprono 10 sezioni di materna pubblica, ha a questo proposito una posizione molto chiara: noi siamo per la scuola pubblica intesa come scuola di tutte e tutti, laica, gratuita e democratica e quindi il contributo comunale a nostro avviso deve servire non tanto per garantire il cosiddetto pluralismo educativo e la libertà di scelta delle famiglie (legittima e costituzionalmente garantita, ma senza oneri a carico della collettività), quanto piuttosto per aiutare quelle famiglie che non riescono a mandare il proprio bambino alla scuola pubblica perché lì non trovano posto e quindi per garantire anche nelle scuole private standard educativi e pedagogici di qualità quantomeno pari a quella pubblica. Noi non abbiamo nulla contro l’iniziativa privata ma pensiamo che, in particolare in un momento di difficoltà economica come quello che viviamo, si debba andare sempre più verso un contributo mirato e non a pioggia, un sostegno quindi alle persone più che alle scuole, risparmiando progressivamente denari pubblici da un lato e al tempo stesso rendendo molto più decisivi quelli che si continua ad investire. Per dirla con Calamandrei: “per aversi una scuola privata buona bisogna che quella dello Stato sia ottima (…) Quando la scuola pubblica è così forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa”.

L’iniziativa però non era convocata per parlare solo di Referendum e scuole dell’infanzia, per cui la serata è proseguita allargando il ragionamento alla scuola pubblica in generale, falcidiata da uno stillicidio di tagli celati di volta in volta dietro il paravento ipocrita di termini come “razionalizzazioni”, “riforme” e infine “spending review”. Dalla Gelmini a Profumo, dalla demolizione del tempo pieno al maestro unico, dai tagli del personale agli accorpamenti di istituti, dall’abbassamento dell’obbligo scolastico per finire con la parodia tragicomica del concorsone a quiz, il disegno politico sotteso a tutte queste manovre è coerente e chiarissimo: lo smantellamento pezzo dopo pezzo della scuola pubblica a tutto vantaggio di quella privata. Ecco allora che, parlando di risorse che non ci sono più, entra in campo da un lato quella “sussidiarietà” garantita ad esempio dall’associazionismo, rappresentato durante la serata da Scuolare e dai suoi progetti a sostegno dell’informatizzazione e più in generale della qualità educativa, e dall’altro il Comune che cerca -in particolare per quanto riguarda il sostegno all’handicap- di coprire le falle aperte da uno Stato sempre più assente e lontano. Con il rischio paradossale per entrambi di essere alibi della logica distorta del “posso tagliare che tanto si organizzano in altro modo” o investiti di responsabilità che dovrebbero stare in capo ad altri livelli istituzionali.

Il dibattito seguito alle parole degli ospiti e la disponibilità manifestata da parte dell’Amministrazione comunale -in sede di Bilancio partecipato e non solo- ad approfondire gli argomenti e le proposte scaturite dalla discussione, costituiscono il miglior viatico perché la riflessione possa proseguire con un coinvolgimento ed una partecipazione sempre più ampie; noi di Sinistra Ecologia per Castel Maggiore in questo senso continueremo a dare il nostro contributo in modo costruttivo per il miglioramento della scuola pubblica.

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