Per gli affezionati che ci seguono sul blog anticipiamo il testo dell'articolo che comparirà sul bimestrale dell'amministrazione "In Comune".
La prima Festa di Sinistra Ecologia per Castel Maggiore, che aveva per sottotitolo “La Città che vogliamo” e che si è svolta da venerdì 6 a domenica 8 settembre, è stata davvero un successo: tante cittadine e cittadini hanno invaso tutte le sere il Parco delle Staffette Partigiane di via Lirone, certo per apprezzare la gastronomia tradizionale o la cucina greca e godersi un po’ di buona musica, ma anche per partecipare con interesse ai momenti di approfondimento politico che abbiamo voluto proporre nell’ambito della manifestazione. Altri tasselli nel percorso di costruzione di quel “programma partecipato” con cui vorremmo arrivare alla scadenza delle elezioni amministrative del prossimo anno, presentando passo dopo passo le nostre opinioni e le nostre proposte sui temi al centro della discussione sulla Città che verrà e su quella che vogliamo e confrontandole in modo aperto e trasparente con la cittadinanza.
Inizierò parlandovi di quanto è emerso dal primo dibattito della Festa di Sinistra Ecologia per Castel Maggiore, che aveva per tema tra le altre cose anche quello della proposta di parziale privatizzazione di Geovest Srl.
Ma andiamo con ordine. Geovest è la società che si occupa della raccolta rifiuti, dello spazzamento e della produzione di energia da fonti rinnovabili negli 11 Comuni, fra cui Castel Maggiore, che le hanno dato vita e ne detengono la proprietà, interamente pubblica.
La società, in tutti i settori in cui opera, ha raggiunto negli anni risultati significativi sia in termini di efficienza del servizio che in relazione alle tariffe applicate ai cittadini e alle attività produttive, inferiori rispetto ad altre realtà della provincia di Bologna. I Governi nazionali negli ultimi anni -da Berlusconi a Letta passando per Monti- hanno introdotto nei confronti del modello gestionale “in house” (quello di Geovest) una serie di limiti e vincoli, di carattere economico e organizzativo, che stanno progressivamente irrigidendo l’azione operativa della dirigenza aziendale, al punto da mettere in discussione il mantenimento degli standard di qualità di erogazione del servizio pubblico.
Il management di Geovest, rappresentato durante l’incontro dall’Amministratore Unico Florio Cavani, ha proposto di superare le difficoltà legate in particolare all’accesso al credito e all’assunzione di personale attraverso la parziale privatizzazione della società, da realizzarsi mediante gara ad evidenza pubblica cosiddetta a “doppio oggetto”: in soldoni si prevede l’ingresso a titolo oneroso di un socio privato, al quale sarebbero contestualmente attribuiti compiti operativi connessi alla gestione del servizio, e la partecipazione al capitale sociale di Geovest con una quota del 20%. Sinistra Ecologia per Castel Maggiore, consapevole delle difficoltà che il quadro normativo pone a Geovest, condivide le preoccupazioni evidenziate dai dirigenti della società, ma ritiene necessario e possibile garantirne la solidità dando al tempo stesso continuità alla scelta originaria di ricercare il pareggio e non l’utile di bilancio, avendo come obiettivo prioritario la qualità del servizio attraverso la ricerca del miglior rapporto tra qualità/costi, accelerando il passaggio al porta a porta e introducendo la tariffa puntuale secondo il principio che chi più inquina più deve pagare.
Lasciando le cose come stanno si potrebbe presentare quanto prima all’Agenzia regionale ATERSIR la richiesta di nuovo affidamento degli attuali servizi per la durata di 15 anni alla società “in house” Geovest, consentendole di programmare l’evoluzione dei servizi erogati ai cittadini e garantendole la possibilità di ricercare le risorse finanziare necessarie all’ordinario funzionamento ed ai futuri investimenti; in questo modo Geovest potrebbe rivolgersi alla Cassa Depositi e Prestiti e/o ad istituti di credito privati, oppure eventualmente ricorrere anche all’emissione di obbligazioni, forte di ricavi certi e ragionevolmente quantificabili per un periodo medio/lungo come 15 anni. Il mantenimento dell’attuale struttura societaria “leggera” di Geovest con il ricorso ad appalti operativi consentirebbe inoltre alla società di non essere appesantita dei costi che il privato, del tutto legittimamente, una volta socio chiederà gli siano riconosciuti per l’ammortamento dei mezzi che nella fase transitoria saranno utilizzabili per la raccolta dei rifiuti conferiti nei cassonetti stradali e che in un futuro molto prossimo, con il passaggio alla raccolta porta a porta, risulteranno obsoleti. Per quanto riguarda i vincoli relativi alla possibilità di assumere e stabilizzare personale, ci sentiamo di dire che non esistono divieti legislativi che impediscano con scelte “politiche”, sicuramente coraggiose e controcorrente, di procedere alla stabilizzazione del personale attualmente precario e all’ingresso di nuovi dipendenti. Ci preoccupa piuttosto, come evidenziato dal Coordinatore provinciale di SEL Luca Basile, che nel progetto di privatizzazione si preveda un Consiglio di Amministrazione composto da tre membri, uno dei quali sarà espressione del soggetto privato, che perciò con il 20% del capitale rappresenterà il 33% del CdA, e a cui sarà anche attribuito il ruolo di Amministratore Delegato. Inoltre, così come avvenuto in altre società ex-municipalizzate poi privatizzate, nulla vieterà al privato di accrescere la propria quota societaria magari acquisendo quelle di Comuni che, strangolati dai continui tagli e nella necessità di garantire servizi accettabili ai cittadini, potranno decidere in futuro, così come previsto nel progetto, di capitalizzare le loro quote uscendo dalla compagine societaria avendo comunque la garanzia della continuità dell’erogazione del servizio di gestione dei rifiuti. Insomma, i problemi sono tanti e reali, le norme che riguardano un servizio che è in una fase di rapida evoluzione sono spesso confuse. La scelta di privatizzare in un momento di incertezza normativa e di profonda mutazione del settore di gestione dei rifiuti “ingesserebbe” Geovest per 15 anni ed impedirebbe di approfondire, anche attraverso un ampio percorso partecipato con i cittadini, la scelta delle soluzioni migliori, quelle cioè in grado di dare risposta alla necessità di salvaguardare una società pubblica efficiente che ha dimostrato di garantire servizi di qualità.
Gianluca Ruotolo Consigliere Comunale Sinistra Ecologia per Castel Maggiore

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