Ritorna la rubrica "Il Lampadiere", con una riflessione di estrema attualità
Una delle ragioni del successo di Renzi per l’aggregazione attorno a sé di tanta parte dei personaggi che, in precedenza, occupavano posizioni di secondo e terzo livello nel PD, sta in due fattori che si integrano.
Il primo è la semplificazione. La massima semplificazione dei concetti e del linguaggio fino alla banalità. In altre parole: avere fatto credere che la complessità della politica non è un dato oggettivo; ossia dovuto alla complessità della realtà; ma alla forma mentis delle precedenti classi dirigenti del PD (e del paese). Eliminate loro, la semplificazione era cosa fatta. Ecco perché la rottamazione.
La rottamazione era anche il modo per fare spazio alle nuove componenti emarginando le precedenti con la motivazione della loro incapacità.
Sembra però che la nuova élite si sia resa sempre più conto (a parte alcuni più presuntuosi degli altri) che le cose sono più difficili di quanto presunto e quindi sono costretti sempre più a nascondere la loro scarsa preparazione dietro il leader e la sua logorrea oltre a cercare, all’esterno del loro entourage, le cause delle difficoltà e degli scarsi successi. Del resto è noto che la colpa è sempre degli altri.
Rottamare Bersani per poi farsi sostenere da Alfano e Verdini (dopo averci provato con Berlusconi; vedi patto del Nazzareno) non è il massimo della coerenza, ne’ della politica di sinistra.
Anche i risultati non sono stati esaltanti.
Il voto del 4 dicembre (referendum) ha messo in crisi il progetto. Vedremo gli sviluppi.
lunedì 20 febbraio 2017
lunedì 6 febbraio 2017
EURO SI, EURO NO
Nuova pubblicazione della rubrica "Il Lampadiere", questa volta dedicata al dibattuto tema dell'Euro.
Ritorna con insistenza, nel dibattito politico, la questione sulla opportunità della nostra appartenenza alla euro zona. Ad insistere, nel senso dell’uscita, sono specialmente Salvini e ultimamente e con più chiarezza di prima, i 5 stelle (in particolare Di Battista mercoledì 7 dicembre).
Il modo e i termini con i quali è posta la questione è una ennesima dimostrazione della scarsa o nulla capacità di molta parte della attuale classe politica a comprendere la vera essenza dei problemi della nostra economia e dei percorsi possibili per un suo effettivo sviluppo. Proviamo a spiegarci.
Rispetto diciotto/venti anni fa -cioè dall’entrata in vigore dell’Euro- sono cambiate e di molto, alcune situazioni a livello mondiale, tali da incidere fortemente e in senso negativo sulle scelte che testardamente il nostro sistema economico occidentale continua a perseguire. Tali cambiamenti si aggiungono ai fattori determinati, rispetto la nostra economia, dall’entrata nell’Euro. In questa fase storica è successo e succede che un numero importante di paesi, in condizioni di sotto sviluppo o post coloniali, siano alla ricerca delle condizioni per attuare un vero e solido decollo economico.
Una parte di essi ha bisogno di materie prime, un’altra parte di prodotti energetici, altri ancora di prodotti alimentari, quasi sempre la necessità, per ognuno di essi, riguarda più di uno se non tutti gli elementi elencati. Tutti hanno, inoltre, esigenza di tecnologia e di know-how.
Tutti questi paesi sono in sostanza nella situazione in cui l’Italia si trovava dal dopo guerra fino al 2000; appunto fino all’entrata nell’Euro. Salvo che per la tecnologia, in parte e per talune componenti di know-how di cui l’Italia disponeva.
La necessità per questi paesi: esportare per acquisire valuta per importare il necessario. E’ contro questo muro di interessi che si scontrerebbe la politica economica italiana se oggi si uscisse dall’Euro.
Se prima dell’entrata nell’Euro noi potevamo trarre vantaggi concorrenziali da bassi salari, rispetto altri paesi industrializzati destinatari delle nostre esportazioni, ciò non ci è più possibile oggi in quanto non siamo più in grado di garantire la nostra capacità concorrenziale facendo leva appunto sui bassi costi del lavoro. Il lavoro di tanti altri, ossia dei paesi emergenti, costa meno e spesso molto meno. Del resto oltre venti anni di perdita di potere d’acquisto dei salari dei nostri lavoratori non ha aumentato di un enne la nostra concorrenzialità.
Abbiamo usato abbondantemente la svalutazione della Lira per competere nell’export, oggi ciò non è più possibile. A parte poi i risultati negativi, per l’insieme dell’economia non votata all’esportazione (il 70% circa dell’economia italiana), che tale politica ha determinato per anni; ogni svalutazione diminuisce automaticamente il potere d’acquisto dei salari e delle pensioni; ossia la domanda interna di beni e servizi. Così è stato per il nostro Paese; così è in generale.
Inoltre i paesi nostri eventuali concorrenti non hanno quasi mai una base industriale loro, semmai insediamenti di paesi industrializzati finalizzati a sfruttarne i bassi costi del lavoro. La loro concorrenza sarà quindi sul costo del lavoro e sui prezzi di taluni prodotti di base là dove di questi disponessero. Ma anche se puntassimo ad acquisire (importare) e ad utilizzare questi loro prodotti a fini di interscambio con questi paesi, saremmo di fatto svantaggiati rispetto la maggiore potenza finanziaria delle multinazionali e delle imprese, più strutturate, degli altri paesi industrializzati. Ultimamente anche il made in Italy e diversi prodotti di élite, tipici della gamma delle nostre esportazioni, sembrano avere non pochi problemi a fronte dell’andamento dell’economia mondiale.
Allora cosa fare?
Ultimamente sembra ci sia qualche folgorato sulla strada di Damasco.
Ovvero da parte di qualcuno si comincia a comprendere, ma sono ancora voci flebili e indecise, che c’è una strada sola percorribile per noi: lo sviluppo del mercato interno attraverso il deciso potenziamento della domanda interna.
Questo però non può essere conseguito con provvedimenti tampone, con scelte contingenti; servono scelte effettivamente strutturali e non pseudo riforme che di strutturale hanno solo l’aggettivo che viene loro affibbiato da quella congrega di economisti da bar sport che da ormai troppo tempo si trovano a dirigere la nostra economia.
La scelta più urgente è quella di rilanciare, a tempi brevi, la domanda interna; ma non una domanda indefinita. Una domanda i cui effetti siano a tempi rapidi o rapidissimi; cioè non avente effetto solo a distanza di anni. Una domanda di beni di consumo e di tecnologia per taluni investimenti; di infrastrutture strategiche e di progetti organici per l’ambiente. E’ la domanda delle famiglie, delle PMI, degli Enti locali che deve avere la precedenza assoluta nell’uso delle risorse. Delle risorse disponibili e di quelle accumulabili con una più appropriata politica di lotta alla evasione e alla elusione fiscale.
Dobbiamo inoltre avere presente che taluni termini usati e abusati nel linguaggio corrente, specie ultimamente, se non declinati in senso giusto, saranno sempre e solo parole vuote. Innovazione, crescita, investimenti, competitività, se non debitamente esplicitati e riempiti di contenuti programmatici sono solo parole vuote, specchietti per le allodole. E mi sembra che l’aria che tira in Italia (vedasi il risultato del referendum) e in altre parti del mondo, dimostri che ormai di allodole in giro ce ne sono sempre meno e che i cittadini stanno prendendo coscienza che occorre cambiare radicalmente lo stato delle cose. In che direzione dipenderà dalla capacità delle forze progressiste a tracciare una giusta rotta, ma in stretto rapporto con i cittadini stessi e le loro forme di aggregazione sociale. In Italia ciò significa innanzi tutto piena applicazione della Costituzione.
Ritorna con insistenza, nel dibattito politico, la questione sulla opportunità della nostra appartenenza alla euro zona. Ad insistere, nel senso dell’uscita, sono specialmente Salvini e ultimamente e con più chiarezza di prima, i 5 stelle (in particolare Di Battista mercoledì 7 dicembre).
Il modo e i termini con i quali è posta la questione è una ennesima dimostrazione della scarsa o nulla capacità di molta parte della attuale classe politica a comprendere la vera essenza dei problemi della nostra economia e dei percorsi possibili per un suo effettivo sviluppo. Proviamo a spiegarci.
Rispetto diciotto/venti anni fa -cioè dall’entrata in vigore dell’Euro- sono cambiate e di molto, alcune situazioni a livello mondiale, tali da incidere fortemente e in senso negativo sulle scelte che testardamente il nostro sistema economico occidentale continua a perseguire. Tali cambiamenti si aggiungono ai fattori determinati, rispetto la nostra economia, dall’entrata nell’Euro. In questa fase storica è successo e succede che un numero importante di paesi, in condizioni di sotto sviluppo o post coloniali, siano alla ricerca delle condizioni per attuare un vero e solido decollo economico.
Una parte di essi ha bisogno di materie prime, un’altra parte di prodotti energetici, altri ancora di prodotti alimentari, quasi sempre la necessità, per ognuno di essi, riguarda più di uno se non tutti gli elementi elencati. Tutti hanno, inoltre, esigenza di tecnologia e di know-how.
Tutti questi paesi sono in sostanza nella situazione in cui l’Italia si trovava dal dopo guerra fino al 2000; appunto fino all’entrata nell’Euro. Salvo che per la tecnologia, in parte e per talune componenti di know-how di cui l’Italia disponeva.
La necessità per questi paesi: esportare per acquisire valuta per importare il necessario. E’ contro questo muro di interessi che si scontrerebbe la politica economica italiana se oggi si uscisse dall’Euro.
Se prima dell’entrata nell’Euro noi potevamo trarre vantaggi concorrenziali da bassi salari, rispetto altri paesi industrializzati destinatari delle nostre esportazioni, ciò non ci è più possibile oggi in quanto non siamo più in grado di garantire la nostra capacità concorrenziale facendo leva appunto sui bassi costi del lavoro. Il lavoro di tanti altri, ossia dei paesi emergenti, costa meno e spesso molto meno. Del resto oltre venti anni di perdita di potere d’acquisto dei salari dei nostri lavoratori non ha aumentato di un enne la nostra concorrenzialità.
Abbiamo usato abbondantemente la svalutazione della Lira per competere nell’export, oggi ciò non è più possibile. A parte poi i risultati negativi, per l’insieme dell’economia non votata all’esportazione (il 70% circa dell’economia italiana), che tale politica ha determinato per anni; ogni svalutazione diminuisce automaticamente il potere d’acquisto dei salari e delle pensioni; ossia la domanda interna di beni e servizi. Così è stato per il nostro Paese; così è in generale.
Inoltre i paesi nostri eventuali concorrenti non hanno quasi mai una base industriale loro, semmai insediamenti di paesi industrializzati finalizzati a sfruttarne i bassi costi del lavoro. La loro concorrenza sarà quindi sul costo del lavoro e sui prezzi di taluni prodotti di base là dove di questi disponessero. Ma anche se puntassimo ad acquisire (importare) e ad utilizzare questi loro prodotti a fini di interscambio con questi paesi, saremmo di fatto svantaggiati rispetto la maggiore potenza finanziaria delle multinazionali e delle imprese, più strutturate, degli altri paesi industrializzati. Ultimamente anche il made in Italy e diversi prodotti di élite, tipici della gamma delle nostre esportazioni, sembrano avere non pochi problemi a fronte dell’andamento dell’economia mondiale.
Allora cosa fare?
Ultimamente sembra ci sia qualche folgorato sulla strada di Damasco.
Ovvero da parte di qualcuno si comincia a comprendere, ma sono ancora voci flebili e indecise, che c’è una strada sola percorribile per noi: lo sviluppo del mercato interno attraverso il deciso potenziamento della domanda interna.
Questo però non può essere conseguito con provvedimenti tampone, con scelte contingenti; servono scelte effettivamente strutturali e non pseudo riforme che di strutturale hanno solo l’aggettivo che viene loro affibbiato da quella congrega di economisti da bar sport che da ormai troppo tempo si trovano a dirigere la nostra economia.
La scelta più urgente è quella di rilanciare, a tempi brevi, la domanda interna; ma non una domanda indefinita. Una domanda i cui effetti siano a tempi rapidi o rapidissimi; cioè non avente effetto solo a distanza di anni. Una domanda di beni di consumo e di tecnologia per taluni investimenti; di infrastrutture strategiche e di progetti organici per l’ambiente. E’ la domanda delle famiglie, delle PMI, degli Enti locali che deve avere la precedenza assoluta nell’uso delle risorse. Delle risorse disponibili e di quelle accumulabili con una più appropriata politica di lotta alla evasione e alla elusione fiscale.
Dobbiamo inoltre avere presente che taluni termini usati e abusati nel linguaggio corrente, specie ultimamente, se non declinati in senso giusto, saranno sempre e solo parole vuote. Innovazione, crescita, investimenti, competitività, se non debitamente esplicitati e riempiti di contenuti programmatici sono solo parole vuote, specchietti per le allodole. E mi sembra che l’aria che tira in Italia (vedasi il risultato del referendum) e in altre parti del mondo, dimostri che ormai di allodole in giro ce ne sono sempre meno e che i cittadini stanno prendendo coscienza che occorre cambiare radicalmente lo stato delle cose. In che direzione dipenderà dalla capacità delle forze progressiste a tracciare una giusta rotta, ma in stretto rapporto con i cittadini stessi e le loro forme di aggregazione sociale. In Italia ciò significa innanzi tutto piena applicazione della Costituzione.
domenica 29 gennaio 2017
NUOVA RUBRICA: "IL LAMPADIERE"
In questa notte scura, qualcuno di noi, nel suo piccolo, è come quei “lampadieri” che, camminando innanzi, tengono la pertica rivolta all’indietro, appoggiata sulla spalla, con il lume in cima. Così,il “lampadiere” vede poco davanti a sé, ma consente ai viaggiatori di camminare più sicuri. Qualcuno ci prova. Non per eroismo o narcisismo, ma per sentirsi dalla parte buona della vita. Per quello che si è. Credi. TOM BENETOLLO (febbraio 1951 – 20 giugno 2004)Da oggi il nostro blog si arricchirà di una nuova rubrica chiamata “Il Lampadiere” all’interno della quale saranno ospitate di tanto in tanto riflessioni ed approfondimenti su temi locali e non a cura di Gabriele Sarti. Su ciascun tema troverete non la posizione “ufficiale” della nostra formazione politica quanto piuttosto la libera espressione, gli stimoli alla discussione, le idee e le possibili soluzioni, pensate da uno di noi. Stimoli che proponiamo a tutti coloro che con piccole o grandi azioni si impegnano per un presente ed un futuro migliori. Il Jobs Act e le prospettive del paese La discussione sul Jobs Act essendosi concentrata sull’art 18, (il che era forse voluto da diversi ambienti) ha lasciato in ombra il vero fattore negativo connesso ai provvedimenti in discussione. Questa legge sul lavoro è un ulteriore passo nella direzione dello smantellamento dell’istituto del Contratto nazionale di lavoro. Come giustamente ha osservato Luciano Gallino il ruolo dei contratti nazionali è quello di determinare una equa suddivisione del reddito complessivo (PIL) fra lavoro, profitto e rendite. E questa è una funzione decisiva, strategica al fine di garantire equità sociale e sviluppo economico. Si propone da diverse parti una sorta di salario minimo nazionale; ebbene questo del C.N.L di fatto, un salario minimo nazionale. La contrattazione aziendale che avrebbe dovuto servire a determinare la sud-divisione delle quote di reddito superiori ai livelli di produttività media, dovrebbe invece, secondo l’impostazione che sta portando avanti Confindustria debita-mente appoggiata anche da diversi personaggi di centro destra e di centro sinistra, diventare la componente fondamentale dei rapporti contrattuali. Questa impostazione era già emersa dagli accordi interconfederali del giugno 2011 e novembre 2012 non firmati dalla CGIL. Nel momento in cui da diverse parti si parla di salario minimo garantito, quanto sta accadendo è chiaramente in controtendenza e dimostra, per l’ennesima volta, che in materia di economia si sta procedendo a tentoni. Il CNL era di fatto una sorta di salario minimo garantito seppur articolato per settori. Il puntare tutto sui contratti aziendali significherà indebolire notevolmente il potere contrattuale complessivo dei lavoratori; la totale perdita di tale potere in quelle aziende, e sono tante, dove non è presente il sindacato o dove la Cisl, essendo in posizione maggioritaria o esclusiva, dimostratasi come nelle sue tradizioni particolarmente sensibile alle esigenze dei datori di lavoro, sarà disposta a contratti al ribasso pur di mantenere un rapporto privilegiato con i padroni. Di fatto un interclassismo di ritorno. Non si può certo definire questa una politica di sinistra. Ma è una politica che non aiuta nemmeno quella imprenditoria che vorrebbe seriamente uno sviluppo della economia ed un aumento della produttività aziendale. Infatti non incentiverà assolutamente l’impegno dei lavoratori. Le norme in discussione ci riportano indietro nel tempo; alle gabbie salariali di molti decenni fa e determineranno una ulteriore spaccatura nelle situazioni dei diversi settori e fra le aree geografiche. Il sud sarà ancora penalizzato. Si deter-minerà anche e sicuramente un forte indebolimento della solidarietà fra i lavoratori; quella solidarietà che era garantita appunto dai contratti nazionali nei quali il peso delle aree forti, della presenza e del potere contrattuale dei lavoratori sindacalizzati garantiva un risultato complessivo a favore delle aree e delle categorie meno forti. Che gli economisti che consigliavano il premier non capissero queste eventualità o che non le volessero capire non mi sorprende. Mi sorprende invece che una simile impostazione trovi una sponda da un ministro (Poletti) che non solo viene dal movimento cooperativo, che dovrebbe essere guidato da una logica diversa da quella del padrone privato, ma che è stato anche segretario della federazione del DS a Imola. Forse il potere logora davvero. Che si possa uscire dalle secche della crisi con quanto si sta prefigurando è molto discutibile. Che con una simile politica del lavoro si rilanci l’economia e si stabilizzi la situazione sociale è altrettanto problematico. Che la CGIL da sola ce la faccia a parare il colpo è improbabile se non ci sarà sia un ripensamento da parte degli altri sindacati, sia una inversione di marcia da parte della sinistra. Che la sinistra di governo rinsavisca finalmente; che quella all’opposizione smetta ogni forma di populismo e di agitazione vuota di prospettive e si metta finalmente a studiare delle politiche effettivamente alternative e capaci di coagulare un forte consenso unitario. Gabriele Sarti
lunedì 23 gennaio 2017
SALVATAGGIO SELCOM, CI SIAMO !
E' con grande piacere che vi informiamo di quella che da SPERANZA sembra divenire una splendida REALTA' : il salvataggio di SELCOM e del posto di lavoro di centinaia di lavoratori.
Come SECM abbiamo sostenuto sin dall'inizio i lavoratori in questa delicata vertenza, ora con grande piacere rilanciamo questa bella notizia diramata con comunicato stampa del Comune di Castel Maggiore
20/1/2016
SELCOM: verso lo sblocco della situazione e il salvataggio dello stabilimento
E’ ormai prossimo il salvataggio dello stabilimento SELCOM che a Castel Maggiore impegna oltre 320 lavoratori: è quanto ha dichiarato il Sindaco Belinda Gottardi all'uscita dalla riunione tenutasi questa mattina a Roma presso l'Unità Unità Gestione Vertenze del Ministero dello Sviluppo Economico.
All'incontro erano presenti l'advisor e i rappresentanti dell'azienda, la Regione Emilia-Romagna, la Città Metropolitana di Bologna e il Sindaco di Castel Maggiore, le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali dei metalmeccanici e la RSU aziendale. Come preannunciato nei precedenti incontri tenutisi al MISE, l’advisor di Selcom ha confermato l’offerta vincolante da parte dell’azienda ROJ, che ha sede a Biella e fa parte del gruppo belga Vandewiele, per l’acquisto dello stabilimento e la conferma di tutte le maestranze. Ora sarà il tribunale di Bologna a definire l’avviso per l’asta che dovrebbe tenersi a fine Marzo. La ROJ, specializzata in sistemi integrati, meccatronica e meccanotessile, ha indicato le garanzie a supporto dell’offerta vincolante.
Tirano dunque un grosso sospiro di sollievo i lavoratori dell’azienda di Castel Maggiore, il Sindaco Gottardi non nasconde la soddisfazione per questo esito: “Le maestranze Selcom sono caratterizzate da un’elevata professionalità, sarebbe stata veramente un disastro la chiusura di uno stabilimento che aveva, ed ha, ancora un’ottima capacità produttiva, è fornitore di un pacchetto di clienti internazionali di alto livello, e nonostante questa fase di crisi finanziaria ha continuato a stare sul mercato arrivando addirittura ad assumere per far fronte alle commesse. E’ una vittoria del lavoro nel senso più autentico del termine, per la quale ringraziamo l’impegno delle istituzioni, dal Ministero alla Regione alla Città Metropolitana, e la ferma tenacia delle organizzazioni sindacali che dal primo minuto di crisi hanno affiancato i lavoratori”.
Anche gli altri stabilimenti del gruppo Selcom stanno uscendo dalle difficoltà: già salvato quello di Belluno con l’acquisizione da parte di un grosso marchio italiano quale De Longhi, anche per lo stabilimento siciliano di Carini è pervenuta la manifestazione di interesse da parte della torinese Kab-lem.
20/1/2016
SELCOM: verso lo sblocco della situazione e il salvataggio dello stabilimento
E’ ormai prossimo il salvataggio dello stabilimento SELCOM che a Castel Maggiore impegna oltre 320 lavoratori: è quanto ha dichiarato il Sindaco Belinda Gottardi all'uscita dalla riunione tenutasi questa mattina a Roma presso l'Unità Unità Gestione Vertenze del Ministero dello Sviluppo Economico.
All'incontro erano presenti l'advisor e i rappresentanti dell'azienda, la Regione Emilia-Romagna, la Città Metropolitana di Bologna e il Sindaco di Castel Maggiore, le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali dei metalmeccanici e la RSU aziendale. Come preannunciato nei precedenti incontri tenutisi al MISE, l’advisor di Selcom ha confermato l’offerta vincolante da parte dell’azienda ROJ, che ha sede a Biella e fa parte del gruppo belga Vandewiele, per l’acquisto dello stabilimento e la conferma di tutte le maestranze. Ora sarà il tribunale di Bologna a definire l’avviso per l’asta che dovrebbe tenersi a fine Marzo. La ROJ, specializzata in sistemi integrati, meccatronica e meccanotessile, ha indicato le garanzie a supporto dell’offerta vincolante.
Tirano dunque un grosso sospiro di sollievo i lavoratori dell’azienda di Castel Maggiore, il Sindaco Gottardi non nasconde la soddisfazione per questo esito: “Le maestranze Selcom sono caratterizzate da un’elevata professionalità, sarebbe stata veramente un disastro la chiusura di uno stabilimento che aveva, ed ha, ancora un’ottima capacità produttiva, è fornitore di un pacchetto di clienti internazionali di alto livello, e nonostante questa fase di crisi finanziaria ha continuato a stare sul mercato arrivando addirittura ad assumere per far fronte alle commesse. E’ una vittoria del lavoro nel senso più autentico del termine, per la quale ringraziamo l’impegno delle istituzioni, dal Ministero alla Regione alla Città Metropolitana, e la ferma tenacia delle organizzazioni sindacali che dal primo minuto di crisi hanno affiancato i lavoratori”.
Anche gli altri stabilimenti del gruppo Selcom stanno uscendo dalle difficoltà: già salvato quello di Belluno con l’acquisizione da parte di un grosso marchio italiano quale De Longhi, anche per lo stabilimento siciliano di Carini è pervenuta la manifestazione di interesse da parte della torinese Kab-lem.
mercoledì 4 gennaio 2017
RIFLESSIONI AD UN MESE DAL REFERENDUM COSTITUZIONALE
Una analisi anche sommaria del risultato del voto referendario, non può non mettere in evidenza due elementi; a parte la ovvia constatazione della forte vittoria del NO.
1. E’ stata sconfitta l’arroganza, ma anche l’evidente pressapochismo di M. Renzi; e rinviato ad maiora il suo disegno del partito della nazione.
2. Sei milioni di cittadini, che in precedenza avevano disertate le urne, hanno compreso l’importanza della scadenza elettorale e si sono mobilitati per esprimere la loro volontà di contare, di essere ascoltati e non trattati come il parco buoi delle tante public company che popolano le borse titoli. Chiamati a pagare, ma esclusi dal potere di gestione.
Il secondo dei punti citati è indubbiamente quello più importante sul piano politico.
E’ la sconfitta -speriamo non episodica- della antipolitica e del qualunquismo.
Ma c’è un altro aspetto che deve essere sottolineato. L’intolleranza, per usare un eufemismo, di tanti esponenti del SI, verso gli attivisti del NO impegnati nei banchetti e nelle varie attività. Ciò, in particolare, verso gli esponenti dell’ANPI.
In diverse zone della provincia e nella città di Bologna, in troppi casi la contestazione ha assunto forme e carattere molto, troppo, vicini allo squadrismo. E’ un fatto, questo, su cui i dirigenti del PD dovrebbero meditare con attenzione.
Va anche detto che a Castel Maggiore non vi sono stati episodi rilevanti e questo è giusto sottolinearlo. Anche nella nostra città il risultato del voto pone evidenti esigenze di riflessione al PD.
Resta comunque la necessità che ovunque sia superato rapidamente il clima che si era determinato e sia ripreso, possibilmente con molto maggiore senso di misura e di distensione, un percorso di dialogo e di confronto finalizzato ad affrontare e risolvere i molti problemi che ancora assillano il nostro paese; non escluse le aree di migliore condizione socio economica cui anche Castel Maggiore è inseribile.
Ci sono ancora importanti scadenze cui fare fronte nell’immediato e nel futuro prossimo. Innanzitutto una nuova e coerente legge elettorale che dia effettivamente ai cittadini e al paese non solo una guida efficiente, ma anche una condizione di vera rappresentatività e partecipazione. Inoltre, e anche a livello locale, una politica più attenta ed efficace verso il problema della occupazione e dello sviluppo economico con particolare attenzione alla situazione delle piccole e medie aziende che anche nel nostro territorio manifestano non poche difficoltà.
SECM darà il suo costruttivo contributo per un effettivo cambio di passo anche nell’azione amministrativa locale.
1. E’ stata sconfitta l’arroganza, ma anche l’evidente pressapochismo di M. Renzi; e rinviato ad maiora il suo disegno del partito della nazione.
2. Sei milioni di cittadini, che in precedenza avevano disertate le urne, hanno compreso l’importanza della scadenza elettorale e si sono mobilitati per esprimere la loro volontà di contare, di essere ascoltati e non trattati come il parco buoi delle tante public company che popolano le borse titoli. Chiamati a pagare, ma esclusi dal potere di gestione.
Il secondo dei punti citati è indubbiamente quello più importante sul piano politico.
E’ la sconfitta -speriamo non episodica- della antipolitica e del qualunquismo.
Ma c’è un altro aspetto che deve essere sottolineato. L’intolleranza, per usare un eufemismo, di tanti esponenti del SI, verso gli attivisti del NO impegnati nei banchetti e nelle varie attività. Ciò, in particolare, verso gli esponenti dell’ANPI.
In diverse zone della provincia e nella città di Bologna, in troppi casi la contestazione ha assunto forme e carattere molto, troppo, vicini allo squadrismo. E’ un fatto, questo, su cui i dirigenti del PD dovrebbero meditare con attenzione.
Va anche detto che a Castel Maggiore non vi sono stati episodi rilevanti e questo è giusto sottolinearlo. Anche nella nostra città il risultato del voto pone evidenti esigenze di riflessione al PD.
Resta comunque la necessità che ovunque sia superato rapidamente il clima che si era determinato e sia ripreso, possibilmente con molto maggiore senso di misura e di distensione, un percorso di dialogo e di confronto finalizzato ad affrontare e risolvere i molti problemi che ancora assillano il nostro paese; non escluse le aree di migliore condizione socio economica cui anche Castel Maggiore è inseribile.
Ci sono ancora importanti scadenze cui fare fronte nell’immediato e nel futuro prossimo. Innanzitutto una nuova e coerente legge elettorale che dia effettivamente ai cittadini e al paese non solo una guida efficiente, ma anche una condizione di vera rappresentatività e partecipazione. Inoltre, e anche a livello locale, una politica più attenta ed efficace verso il problema della occupazione e dello sviluppo economico con particolare attenzione alla situazione delle piccole e medie aziende che anche nel nostro territorio manifestano non poche difficoltà.
SECM darà il suo costruttivo contributo per un effettivo cambio di passo anche nell’azione amministrativa locale.
mercoledì 28 dicembre 2016
UN NATALE E UN NUOVO ANNO DI SPERANZA
Sinistra Ecologia per Castel Maggiore augura a tutte le cittadine e i cittadini di Castel Maggiore buone feste e un felice anno 2017.
Per noi il miglior regalo è arrivato pochi giorni fa, quando un compratore ha formalizzato una proposta di acquisto per la SELCOM, prevedendo di rilevare tutte le attività e salvaguardare l'intera occupazione. Abbiamo seguito da vicino questa vicenda fin da subito, portandola all'attenzione delle Istituzioni locali e della cittadinanza: ora il nostro ringraziamento va alle lavoratrici e ai lavoratori, che con la loro mobilitazione hanno permesso di raggiungere questo risultato, e naturalmente ai sindacati, che anche quando non sembrava possibile si sono opposti con coerenza allo smembramento dell'azienda (sapendo che lo "spezzatino" avrebbe finito per condannarla) e che hanno favorito l'uscita di scena di una proprietà che ha portato sull'orlo del baratro un'eccellenza produttiva del nostro territorio. Siamo stati e siamo al loro fianco, e continueremo ad esserlo fino a che non si potrà definitivamente scrivere la parola fine su una crisi assurda e immotivata, perché davvero la solidarietà e la lotta pagano!
"Clikka " qui per approfondire i termini dell'accordo
Per noi il miglior regalo è arrivato pochi giorni fa, quando un compratore ha formalizzato una proposta di acquisto per la SELCOM, prevedendo di rilevare tutte le attività e salvaguardare l'intera occupazione. Abbiamo seguito da vicino questa vicenda fin da subito, portandola all'attenzione delle Istituzioni locali e della cittadinanza: ora il nostro ringraziamento va alle lavoratrici e ai lavoratori, che con la loro mobilitazione hanno permesso di raggiungere questo risultato, e naturalmente ai sindacati, che anche quando non sembrava possibile si sono opposti con coerenza allo smembramento dell'azienda (sapendo che lo "spezzatino" avrebbe finito per condannarla) e che hanno favorito l'uscita di scena di una proprietà che ha portato sull'orlo del baratro un'eccellenza produttiva del nostro territorio. Siamo stati e siamo al loro fianco, e continueremo ad esserlo fino a che non si potrà definitivamente scrivere la parola fine su una crisi assurda e immotivata, perché davvero la solidarietà e la lotta pagano!
"Clikka " qui per approfondire i termini dell'accordo
mercoledì 23 novembre 2016
I costi della politica che Renzi non vuole tagliare. C'E' CHI DICE NO
Mentre Renzi racconta la favola che la riforma costituzionale ha fra gli obiettivi quello di ridurre i costi della politica, il mondo reale purtroppo ci da un'immagine del tutto diversa.
Ecco un esempio di costi che andrebbero tagliati e che Renzi non vuole assolutamente toccare, anzi...
Spese militari: 64 milioni al giorno per caccia, missili e portaerei
La corsa agli armamenti è aumentata negli ultimi anni.Sono stimati in più di 23 miliardi gli investimenti per il 2017.
Le navi ad esempio sulla carta nascono come navi a doppio uso, un ibrido destinato un po' ad aiutare la Protezione civile in caso di calamità e un po' a combattere. E così vengono presentate al Parlamento. Ma poco alla volta il progetto prende la forma di una nuova portaerei e i pattugliatori si trasformano in agguerrite fregate. Oppure sono prototipi di aereo ideati dalle aziende come iniziativa privata, senza che l'Aeronautica ne abbia manifestato l'esigenza; poi dopo qualche anno di tira e molla vengono acquistati a decine dallo Stato. Il tutto sotto gli occhi di senatori e deputati, molte volte distratti ma in alcuni casi fin troppo interessati. Tanto alla fine il conto tocca ai contribuenti. Già ma quanto paghiamo per le spese militari?
Per il prossimo anno l'esborso complessivo viene stimato in 23 miliardi e 400 milioni, ossia 64 milioni di euro al giorno: un aumento dello 0,7 per cento rispetto alla dotazione del 2016 e di quasi il 2,3 per cento in più rispetto alle previsioni. Il criterio di calcolo elaborato dall'Osservatorio Mil€x - lo stesso che viene usato dagli organismi internazionali più accreditati - ribalta i luoghi comuni sui tagli alla Difesa: i fondi reali invece sarebbero aumentati del 21 per cento nell'ultimo decennio. Così nel 2017 solo per l'acquisto di strumenti per le forze di cielo, di terra e di mare si impiegheranno 5,6 miliardi di euro, ossia 15 milioni al giorno.
Infine c'è una voce nel bilancio 2017 che letteralmente decolla: quella dei voli di Stato, con un 50 per cento in più. Serviranno infatti ben 23 milioni e mezzo per il noleggio del nuovo Airbus presidenziale voluto da Matteo Renzi. "Non è il mio aereo", ha detto pochi giorni fa il premier: "È un jet in leasing, usato, che serve a portare gli imprenditori a fare missioni all'estero". Finora se ne ricorda una sola, forse la più costosa trasvolata della storia italiana. Fonte: La Repubblica
Spese militari: 64 milioni al giorno per caccia, missili e portaerei
La corsa agli armamenti è aumentata negli ultimi anni.Sono stimati in più di 23 miliardi gli investimenti per il 2017.
Le navi ad esempio sulla carta nascono come navi a doppio uso, un ibrido destinato un po' ad aiutare la Protezione civile in caso di calamità e un po' a combattere. E così vengono presentate al Parlamento. Ma poco alla volta il progetto prende la forma di una nuova portaerei e i pattugliatori si trasformano in agguerrite fregate. Oppure sono prototipi di aereo ideati dalle aziende come iniziativa privata, senza che l'Aeronautica ne abbia manifestato l'esigenza; poi dopo qualche anno di tira e molla vengono acquistati a decine dallo Stato. Il tutto sotto gli occhi di senatori e deputati, molte volte distratti ma in alcuni casi fin troppo interessati. Tanto alla fine il conto tocca ai contribuenti. Già ma quanto paghiamo per le spese militari?
Per il prossimo anno l'esborso complessivo viene stimato in 23 miliardi e 400 milioni, ossia 64 milioni di euro al giorno: un aumento dello 0,7 per cento rispetto alla dotazione del 2016 e di quasi il 2,3 per cento in più rispetto alle previsioni. Il criterio di calcolo elaborato dall'Osservatorio Mil€x - lo stesso che viene usato dagli organismi internazionali più accreditati - ribalta i luoghi comuni sui tagli alla Difesa: i fondi reali invece sarebbero aumentati del 21 per cento nell'ultimo decennio. Così nel 2017 solo per l'acquisto di strumenti per le forze di cielo, di terra e di mare si impiegheranno 5,6 miliardi di euro, ossia 15 milioni al giorno.
Infine c'è una voce nel bilancio 2017 che letteralmente decolla: quella dei voli di Stato, con un 50 per cento in più. Serviranno infatti ben 23 milioni e mezzo per il noleggio del nuovo Airbus presidenziale voluto da Matteo Renzi. "Non è il mio aereo", ha detto pochi giorni fa il premier: "È un jet in leasing, usato, che serve a portare gli imprenditori a fare missioni all'estero". Finora se ne ricorda una sola, forse la più costosa trasvolata della storia italiana. Fonte: La Repubblica
mercoledì 9 novembre 2016
"CAMBIO DI STAGIONE"...DIRETTAMENTE A CASA VOSTRA !
Cari cittadini di Castel Maggiore, il nuovo numero del periodico "Cambio di Stagione" è in corso di diffusione e arriverà a breve nella buca della posta di ciascuno di voi...non è pubblicità, buona lettura !
Chi volesse leggerlo o scricarlo direttamente da web può accedere al link sotto indicato:
CLICCA QUI PER SCARICARE IL PERIODICO IN FORMATO PDF
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giovedì 27 ottobre 2016
REFERENDUM: LE RAGIONI DEL NO
Sui mezzi di informazione si fa un gran parlare del referendum sulla modifica alla Costituzione. Purtroppo la verità sui contenuti del referendum non è quella che ci viene raccontata.Almeno, è quello che noi pensiamo.
Se siete curiosi di conoscere "un'altra verità" o volete approfondire le vostre conoscenze in merito per esprimere un voto più consapevole vi invitiamo all'iniziativa che abbiamo organizzato :
mercoledì 19 ottobre 2016
Passante di Mezzo : Legambiente ER scrive a Merola
Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa emesso ieri da Legambiente Emilia-Romagna sul tema del progetto del cosidetto Passante di Mezzo relativo al nodo bolognese tangenziale-autostrada.
Finalmente accantonato il devastante ed inutile progetto del Passante Nord purtroppo si ripropongono le medesime ( peggiorate ) metodologie di confronto ( praticamente assente ) con cittadini, associazioni, categorie economiche che ben lontane da un percorso partecipativo reale impediscono di fatto il necessario ed utile approfondimento fra diverse ipotesi di soluzione ai problemi che si intendono affrontare.
LEGAMBIENTE A MEROLA: “METTA’ LA CITTÀ ALLA GUIDA DEL PROCESSO E NON IN POSIZIONE SUBALTERNA”
Dopo un mese e mezzo di incontri, una domanda al Sindaco: le scelte tecniche proposte, l’impegno economico, i tempi contingentati del dibattito sono certamente quelli che vanno a vantaggio di Società Autostrade. Sono anche quelli utili alla città?
Il Passante di Mezzo è l’opera più rilevante che la città metropolitana potrebbe vedere nei prossimi decenni dal punto di vista economico, degli effetti urbanistico-ambientali e probabilmente per le conseguenze sulla mobilità.
Rispetto a questa rilevanza il percorso avviato per coinvolgere la città risulta assolutamente inadatto nei modi, nei tempi a disposizione e, soprattutto, nei margini veri di scelta che Società Autostrade ha imposto. Con un ruolo della politica che pare piuttosto subalterno rispetto al protagonismo del soggetto privato.
Questo a cominciare dalle risorse messe in gioco. Chiediamo infatti al Sindaco, perché dei 1300 milioni previsti per l’adeguamento del nodo di Bologna originariamente solo 600 risultano oggi a disposizione della città, con le rimanenti parti che rimarrebbero a disposizione di Società Autostrade. E’ chiaro che già questo vincolo da solo riduce drasticamente i margini di scelta rispetto ad altre soluzioni strategiche, come l’interramento o la realizzazione di ulteriori tratti coperti. Un’abdicazione grave da parte del sistema politico territoriale.
Rispetto poi al percorso partecipato, una decisione così rilevante non può essere sostenuta da un confronto ridotto a soli due mesi effettivi, in cui gran parte dei partecipanti hanno trovato ben poco della democrazia raccontata inizialmente, e in cui le articolazioni democratiche locali sono rimaste in secondo piano, delegando il racconto del futuro di Bologna alla visione della Società Autostrade. Non vorremmo che i motivi della fretta fossero legati all’entrata in vigore nel 2018 delle nuove disposizioni sugli appalti in house da parte dei concessionari autostradali, che ridurrebbero i margini della Società privata.
Sarebbe inoltre opportuno sapere se le molte domande e richieste emerse nel corso dei confronti troveranno risposte in questa fase, o si avranno solo a giochi fatti, una volta che il progetto passerà al Ministero.
Chiediamo come mai Sindaco e città Metropolitana non siano arrivati ai tavoli di confronto prima di tutto con un’idea strategica di città e della sua mobilità connettiva su cui chiedere ad Autostrade di uniformarsi.
Appare piuttosto il contrario: la città sembra dover rincorrere le proposte dell’azienda senza veri confronti tra alternative.
Questa grande opera non è stata inserita nel quadro del PUMS (il piano urbano della mobilità sostenibile ancora solo accennato) e nemmeno si è trovato sui tavoli di discussione una contestuale idea di riassetto della mobilità e i piani di investimento per le altre parti della mobilità bolognese.
Ci chiediamo inoltre perché non sia stata presa in considerazione dall’Amministrazione, come richiesto tempo fa da Legambiente, la possibilità di un apposito sovrapedaggio per i transiti nel nodo bolognese a vantaggio della mobilità sostenibile, in particolare quella su ferro anche a favore del trasporto di merci, e della riduzione dell’inquinamento (un aumento di 10 cent comporterebbe qualche milione all’anno).
Insomma, per usare una metafora, il percorso partecipato a cui la città è chiamata serve solo per decidere il “colore e gli accessori della casa”, non “com’è fatta, quante stanze ha” ecc. E, soprattutto, a gestire il percorso è chi farà l’intervento che ha già deciso quanti soldi ci sono.
Chiediamo quindi che, per giungere ad una scelta in grado di garantire veramente i massimi benefici alla città, si riveda l’accordo blindato dell’aprile scorso tra Ministero -Regione ER – Società Autostrade, al fine di mettere nelle condizioni di valutare appieno tutte le ipotesi progettuali, con risorse economiche adeguate per attuarle, e tempi sufficienti ad una partecipazione democratica e consapevole.
Ufficio Stampa - Legambiente Emilia Romagna Piazza XX Settembre, 7 - 40121 Bologna Tel e Fax: 051 241324 www.legambiente.emiliaromagna.it
Finalmente accantonato il devastante ed inutile progetto del Passante Nord purtroppo si ripropongono le medesime ( peggiorate ) metodologie di confronto ( praticamente assente ) con cittadini, associazioni, categorie economiche che ben lontane da un percorso partecipativo reale impediscono di fatto il necessario ed utile approfondimento fra diverse ipotesi di soluzione ai problemi che si intendono affrontare.
LEGAMBIENTE A MEROLA: “METTA’ LA CITTÀ ALLA GUIDA DEL PROCESSO E NON IN POSIZIONE SUBALTERNA”
Dopo un mese e mezzo di incontri, una domanda al Sindaco: le scelte tecniche proposte, l’impegno economico, i tempi contingentati del dibattito sono certamente quelli che vanno a vantaggio di Società Autostrade. Sono anche quelli utili alla città?
Il Passante di Mezzo è l’opera più rilevante che la città metropolitana potrebbe vedere nei prossimi decenni dal punto di vista economico, degli effetti urbanistico-ambientali e probabilmente per le conseguenze sulla mobilità.
Rispetto a questa rilevanza il percorso avviato per coinvolgere la città risulta assolutamente inadatto nei modi, nei tempi a disposizione e, soprattutto, nei margini veri di scelta che Società Autostrade ha imposto. Con un ruolo della politica che pare piuttosto subalterno rispetto al protagonismo del soggetto privato.
Questo a cominciare dalle risorse messe in gioco. Chiediamo infatti al Sindaco, perché dei 1300 milioni previsti per l’adeguamento del nodo di Bologna originariamente solo 600 risultano oggi a disposizione della città, con le rimanenti parti che rimarrebbero a disposizione di Società Autostrade. E’ chiaro che già questo vincolo da solo riduce drasticamente i margini di scelta rispetto ad altre soluzioni strategiche, come l’interramento o la realizzazione di ulteriori tratti coperti. Un’abdicazione grave da parte del sistema politico territoriale.
Rispetto poi al percorso partecipato, una decisione così rilevante non può essere sostenuta da un confronto ridotto a soli due mesi effettivi, in cui gran parte dei partecipanti hanno trovato ben poco della democrazia raccontata inizialmente, e in cui le articolazioni democratiche locali sono rimaste in secondo piano, delegando il racconto del futuro di Bologna alla visione della Società Autostrade. Non vorremmo che i motivi della fretta fossero legati all’entrata in vigore nel 2018 delle nuove disposizioni sugli appalti in house da parte dei concessionari autostradali, che ridurrebbero i margini della Società privata.
Sarebbe inoltre opportuno sapere se le molte domande e richieste emerse nel corso dei confronti troveranno risposte in questa fase, o si avranno solo a giochi fatti, una volta che il progetto passerà al Ministero.
Chiediamo come mai Sindaco e città Metropolitana non siano arrivati ai tavoli di confronto prima di tutto con un’idea strategica di città e della sua mobilità connettiva su cui chiedere ad Autostrade di uniformarsi.
Appare piuttosto il contrario: la città sembra dover rincorrere le proposte dell’azienda senza veri confronti tra alternative.
Questa grande opera non è stata inserita nel quadro del PUMS (il piano urbano della mobilità sostenibile ancora solo accennato) e nemmeno si è trovato sui tavoli di discussione una contestuale idea di riassetto della mobilità e i piani di investimento per le altre parti della mobilità bolognese.
Ci chiediamo inoltre perché non sia stata presa in considerazione dall’Amministrazione, come richiesto tempo fa da Legambiente, la possibilità di un apposito sovrapedaggio per i transiti nel nodo bolognese a vantaggio della mobilità sostenibile, in particolare quella su ferro anche a favore del trasporto di merci, e della riduzione dell’inquinamento (un aumento di 10 cent comporterebbe qualche milione all’anno).
Insomma, per usare una metafora, il percorso partecipato a cui la città è chiamata serve solo per decidere il “colore e gli accessori della casa”, non “com’è fatta, quante stanze ha” ecc. E, soprattutto, a gestire il percorso è chi farà l’intervento che ha già deciso quanti soldi ci sono.
Chiediamo quindi che, per giungere ad una scelta in grado di garantire veramente i massimi benefici alla città, si riveda l’accordo blindato dell’aprile scorso tra Ministero -Regione ER – Società Autostrade, al fine di mettere nelle condizioni di valutare appieno tutte le ipotesi progettuali, con risorse economiche adeguate per attuarle, e tempi sufficienti ad una partecipazione democratica e consapevole.
Ufficio Stampa - Legambiente Emilia Romagna Piazza XX Settembre, 7 - 40121 Bologna Tel e Fax: 051 241324 www.legambiente.emiliaromagna.it
mercoledì 28 settembre 2016
Intervento di SECM nel Consiglio Comunale del 27/09/2016
VARIAZIONI DI BILANCIO
Una prima considerazione: dai documenti che abbiamo avuto modo di visionare e dalla relazione dell'Assessore Baldacci, che ringrazio per la sua chiarezza, le variazioni di bilancio che siamo chiamati ad approvare sono conseguenti in massima parte all'aumento di spesa dovuto ai servizi legati all'istruzione.
Spese in alcuni casi -come per le scuole d'infanzia- coperte da trasferimenti di fondi regionali oppure ricavati dalle entrate tributarie e comunque messi a copertura nel pieno rispetto degli equilibri di bilancio.
Premesso che la previsione di spesa normalmente viene fatta sul consolidato dell'anno precedente, risulta evidente che ci troviamo di fronte ad una aumentata richiesta di ore per interventi di educatori sull'handicap e per i servizi educativi della prima infanzia.
Ormai il caso della scuola è diventato emblematico di una situazione che sta diventando sempre più difficile da sostenere per questa, come per altre, Amministrazioni. Una situazione ormai divenuta prassi consolidata, per cui il Comune è chiamato a dare continuamente risposte ai bisogni sempre più pressanti e crescenti dei cittadini per supplire alle carenze del Governo.
In precedenti Consigli Comunali ho più volte sottolineato l'assurdità per cui, di fronte ad un incremento del numero di bambini diversamente abili o con disagio sociale che frequentano le scuole del territorio, cresca il numero delle ore coperte dagli educatori comunali mentre, a dispetto di quanto decantato in giro da certi organi di stampa riguardo all'ultima riforma della scuola, non cresca o addirittura continui a diminuire quello delle insegnanti statali di sostegno.
Rendo merito al Comune di Castel Maggiore, alla nostra Amministrazione e a quelle precedenti di aver sempre dato grande importanza all'istruzione, all'assistenza e alla prevenzione del disagio giovanile nelle scuole, destinando a queste priorità i pochi fondi a disposizione anche durante il periodo di ristrettezze dovuto al patto di stabilità.
Infatti, la percentuale di “copertura” delle ore di educatore erogate dalla nostra Amministrazione è sempre stata superiore (85% dato fornito dall'Assessore Giannerini) rispetto a quella degli altri Comuni- e non solo all'interno dell'Unione- e questo dato, probabilmente, ha fatto sì che alcune famiglie con figli in situazione di disabilità abbiano scelto il nostro Comune per poter garantire ai propri bambini l'assistenza necessaria alla loro crescita. E' solo un'ipotesi, non abbiamo dati certi a proposito, ma questo certo spiegherebbe l'aumento significativo (10 casi in più) di bambini con disabilità certificata rispetto allo scorso anno.
Certo questo dato un po' ci spaventa perché, se questo trend rimarrà in crescita, il timore è quello di non riuscire a garantire nei prossimi anni un servizio negli stessi termini di quello attuale.
Noi di Sinistra Ecologia per Castel Maggiore invitiamo l'Amministrazione ad insistere, nonostante le difficoltà e i bilanci condizionati da rigidi vincoli di equilibrio, in questa ardua volontà di mantenere inalterati i servizi educativi, di non ridurli e di continuare, ancora e ancora, a farsi portavoce di queste buone pratiche anche all'interno dell'Unione per portare lo sforzo di tutti i Comuni al nostro livello. Sebbene siamo orgogliosi di offrire livelli di eccellenza di questo tipo, sarà solo se tutti i cittadini dell'Unione avranno gli stessi standard di servizio che non sentiranno la necessità di trasferirsi in un Comune in particolare, e questi standard vanno ovviamente livellati sempre verso l’alto.
Crediamo anche che solo se si investirà oggi sull'educazione dei bambini e dei ragazzi diversamente abili, continuando a sostenere la scuola nell'impegnativo compito di promuovere la loro autonomia e le loro capacità, sarà vinta la sfida di domani, anche in termini di minori spese sociali, poiché queste persone ormai più autonome e integrate nel tessuto sociale impatteranno meno nelle spese dei bilanci Comunali poiché avranno bisogno di un'assistenza più “leggera”, che sarà più facile da erogare.
Sinistra Ecologia per Castel Maggiore sostiene l’Amministrazione in tutti gli sforzi rivolti a garantire il proseguimento dei servizi legati all'istruzione, per cui esprimiamo il nostro voto favorevole a questa delibera di variazione di bilancio.
DELIBERA AFM
Già in un Consiglio Comunale dello scorso anno eravamo stati chiamati ad approvare una delibera su una modifica statutaria di AFM, la società per azioni che si era aggiudicata l'ultimo bando per la gestione delle farmacie comunali, che chiedeva ai suoi soci di poter gestire anche le farmacie di non soci. In quell'occasione il nostro voto fu di astensione perché avevamo ritenuto che, così facendo, AFM potesse entrare in concorrenza con la farmacia comunale se ne avesse acquisita un'altra da privati sullo stesso territorio, e avevamo voluto aprire una riflessione sull'opportunità di concedere ai privati la possibilità di usare il pubblico per perseguire i propri interessi. In quella sede avevamo già sostenuto l'opportunità che il Comune potesse cedere le proprie quote, tra l'altro molto piccole, per -cito testualmente le parole del mio intervento di allora – “uscire da una compagine societaria che ormai di pubblico non ha più nemmeno la maggioranza”. Visto che la possibilità che auspicavamo si è infine concretizzata, il voto di Sinistra Ecologia per Castel Maggiore a questa delibera sarà favorevole.
Marisita Di Iacovo Capogruppo Sinistra Ecologia per Castel Maggiore mariateresa.diiacovo@comune.castel-maggiore.bo.it - sinistraecologiapercm@gmail.com http://sinistraecologiapercm.blogspot.com Facebook: Sinistra Ecologia per Castel Maggiore
Una prima considerazione: dai documenti che abbiamo avuto modo di visionare e dalla relazione dell'Assessore Baldacci, che ringrazio per la sua chiarezza, le variazioni di bilancio che siamo chiamati ad approvare sono conseguenti in massima parte all'aumento di spesa dovuto ai servizi legati all'istruzione.
Spese in alcuni casi -come per le scuole d'infanzia- coperte da trasferimenti di fondi regionali oppure ricavati dalle entrate tributarie e comunque messi a copertura nel pieno rispetto degli equilibri di bilancio.
Premesso che la previsione di spesa normalmente viene fatta sul consolidato dell'anno precedente, risulta evidente che ci troviamo di fronte ad una aumentata richiesta di ore per interventi di educatori sull'handicap e per i servizi educativi della prima infanzia.
Ormai il caso della scuola è diventato emblematico di una situazione che sta diventando sempre più difficile da sostenere per questa, come per altre, Amministrazioni. Una situazione ormai divenuta prassi consolidata, per cui il Comune è chiamato a dare continuamente risposte ai bisogni sempre più pressanti e crescenti dei cittadini per supplire alle carenze del Governo.
In precedenti Consigli Comunali ho più volte sottolineato l'assurdità per cui, di fronte ad un incremento del numero di bambini diversamente abili o con disagio sociale che frequentano le scuole del territorio, cresca il numero delle ore coperte dagli educatori comunali mentre, a dispetto di quanto decantato in giro da certi organi di stampa riguardo all'ultima riforma della scuola, non cresca o addirittura continui a diminuire quello delle insegnanti statali di sostegno.
Rendo merito al Comune di Castel Maggiore, alla nostra Amministrazione e a quelle precedenti di aver sempre dato grande importanza all'istruzione, all'assistenza e alla prevenzione del disagio giovanile nelle scuole, destinando a queste priorità i pochi fondi a disposizione anche durante il periodo di ristrettezze dovuto al patto di stabilità.
Infatti, la percentuale di “copertura” delle ore di educatore erogate dalla nostra Amministrazione è sempre stata superiore (85% dato fornito dall'Assessore Giannerini) rispetto a quella degli altri Comuni- e non solo all'interno dell'Unione- e questo dato, probabilmente, ha fatto sì che alcune famiglie con figli in situazione di disabilità abbiano scelto il nostro Comune per poter garantire ai propri bambini l'assistenza necessaria alla loro crescita. E' solo un'ipotesi, non abbiamo dati certi a proposito, ma questo certo spiegherebbe l'aumento significativo (10 casi in più) di bambini con disabilità certificata rispetto allo scorso anno.
Certo questo dato un po' ci spaventa perché, se questo trend rimarrà in crescita, il timore è quello di non riuscire a garantire nei prossimi anni un servizio negli stessi termini di quello attuale.
Noi di Sinistra Ecologia per Castel Maggiore invitiamo l'Amministrazione ad insistere, nonostante le difficoltà e i bilanci condizionati da rigidi vincoli di equilibrio, in questa ardua volontà di mantenere inalterati i servizi educativi, di non ridurli e di continuare, ancora e ancora, a farsi portavoce di queste buone pratiche anche all'interno dell'Unione per portare lo sforzo di tutti i Comuni al nostro livello. Sebbene siamo orgogliosi di offrire livelli di eccellenza di questo tipo, sarà solo se tutti i cittadini dell'Unione avranno gli stessi standard di servizio che non sentiranno la necessità di trasferirsi in un Comune in particolare, e questi standard vanno ovviamente livellati sempre verso l’alto.
Crediamo anche che solo se si investirà oggi sull'educazione dei bambini e dei ragazzi diversamente abili, continuando a sostenere la scuola nell'impegnativo compito di promuovere la loro autonomia e le loro capacità, sarà vinta la sfida di domani, anche in termini di minori spese sociali, poiché queste persone ormai più autonome e integrate nel tessuto sociale impatteranno meno nelle spese dei bilanci Comunali poiché avranno bisogno di un'assistenza più “leggera”, che sarà più facile da erogare.
Sinistra Ecologia per Castel Maggiore sostiene l’Amministrazione in tutti gli sforzi rivolti a garantire il proseguimento dei servizi legati all'istruzione, per cui esprimiamo il nostro voto favorevole a questa delibera di variazione di bilancio.
DELIBERA AFM
Già in un Consiglio Comunale dello scorso anno eravamo stati chiamati ad approvare una delibera su una modifica statutaria di AFM, la società per azioni che si era aggiudicata l'ultimo bando per la gestione delle farmacie comunali, che chiedeva ai suoi soci di poter gestire anche le farmacie di non soci. In quell'occasione il nostro voto fu di astensione perché avevamo ritenuto che, così facendo, AFM potesse entrare in concorrenza con la farmacia comunale se ne avesse acquisita un'altra da privati sullo stesso territorio, e avevamo voluto aprire una riflessione sull'opportunità di concedere ai privati la possibilità di usare il pubblico per perseguire i propri interessi. In quella sede avevamo già sostenuto l'opportunità che il Comune potesse cedere le proprie quote, tra l'altro molto piccole, per -cito testualmente le parole del mio intervento di allora – “uscire da una compagine societaria che ormai di pubblico non ha più nemmeno la maggioranza”. Visto che la possibilità che auspicavamo si è infine concretizzata, il voto di Sinistra Ecologia per Castel Maggiore a questa delibera sarà favorevole.
Marisita Di Iacovo Capogruppo Sinistra Ecologia per Castel Maggiore mariateresa.diiacovo@comune.castel-maggiore.bo.it - sinistraecologiapercm@gmail.com http://sinistraecologiapercm.blogspot.com Facebook: Sinistra Ecologia per Castel Maggiore
Approvato O.D.G. promosso da SECM su crisi SELCOM
Il Consiglio Comunale di Castel Maggiore
Premesso che
il Gruppo Selcom, nato a Castel Maggiore nel 1979, impiega 770 persone in tutta Italia di cui 360 solamente nel nostro comune, contribuendo al benessere economico anche del nostro territorio. Dalla sua fondazione questa azienda rappresenta un’eccellenza del territorio, producendo schede elettroniche e sistemi di automazione industriale per clienti come Toyota, Gd, Bosch e Tetrapak
Considerato che
nelle ultime settimane la dirigenza aziendale ha improvvisamente palesato una difficoltà finanziaria prima sconosciuta tanto alle organizzazioni sindacali quanto ai lavoratori, mettendo a serio rischio la continuità produttiva di tutti gli stabilimenti nazionali, ivi compresi i due di Castel Maggiore
Esprime
la propria vicinanza e solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori coinvolti e alle lavoratrici e i lavoratori delle aziende dell’indotto, nonché alle loro famiglie
Sostiene
l’impegno a tutti i livelli del Governo, delle Istituzioni, dei Sindacati e di tutte le organizzazioni impegnate per la positiva risoluzione della crisi aziendale
Sollecita
tutti soggetti finanziari e imprenditoriali interessati ad adoperarsi per salvaguardare un patrimonio industriale, professionale, tecnologico e non ultimo occupazionale affinché sia fatto tutto il necessario per evitare che la situazione precipiti e il nostro territorio perda un pezzo fondamentale del proprio scenario produttivo
Auspica
che vengano trovate soluzioni che preservino l’integrità del Gruppo e della realtà industriale del nostro territorio e di tutta la sua filiera produttiva, con la salvaguardia completa dell’occupazione.
Gruppo Sinistra Ecologia Per Castel Maggiore
Gruppo Partito Democratico
Gruppo Lista Civica Rinnovare per Innovare
Gruppo Forza Italia
Premesso che
il Gruppo Selcom, nato a Castel Maggiore nel 1979, impiega 770 persone in tutta Italia di cui 360 solamente nel nostro comune, contribuendo al benessere economico anche del nostro territorio. Dalla sua fondazione questa azienda rappresenta un’eccellenza del territorio, producendo schede elettroniche e sistemi di automazione industriale per clienti come Toyota, Gd, Bosch e Tetrapak
Considerato che
nelle ultime settimane la dirigenza aziendale ha improvvisamente palesato una difficoltà finanziaria prima sconosciuta tanto alle organizzazioni sindacali quanto ai lavoratori, mettendo a serio rischio la continuità produttiva di tutti gli stabilimenti nazionali, ivi compresi i due di Castel Maggiore
Esprime
la propria vicinanza e solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori coinvolti e alle lavoratrici e i lavoratori delle aziende dell’indotto, nonché alle loro famiglie
Sostiene
l’impegno a tutti i livelli del Governo, delle Istituzioni, dei Sindacati e di tutte le organizzazioni impegnate per la positiva risoluzione della crisi aziendale
Sollecita
tutti soggetti finanziari e imprenditoriali interessati ad adoperarsi per salvaguardare un patrimonio industriale, professionale, tecnologico e non ultimo occupazionale affinché sia fatto tutto il necessario per evitare che la situazione precipiti e il nostro territorio perda un pezzo fondamentale del proprio scenario produttivo
Auspica
che vengano trovate soluzioni che preservino l’integrità del Gruppo e della realtà industriale del nostro territorio e di tutta la sua filiera produttiva, con la salvaguardia completa dell’occupazione.
Gruppo Sinistra Ecologia Per Castel Maggiore
Gruppo Partito Democratico
Gruppo Lista Civica Rinnovare per Innovare
Gruppo Forza Italia
martedì 13 settembre 2016
TUTTI AL CORTEO PER DIFENDERE I LAVORATORI SELCOM
SECM, che sarà presente con una propria delegazione, invita i cittadini a partecipare al corteo di domani 14 Settembre 2016 a Castel Maggiore in difesa del posto di lavoro di 770 lavoratori (a cui si sommano altri numerosi lavoratori dell'indotto) e di una importante impresa del nostro territorio.
Il corteo partirà alle ore 10 dalla sede SELCOM di Via Grandi e raggiungerà Piazza della Pace.
ANSIA AI CANCELLI SELCOM : L'IMPEGNO DI SECM
A seguito delle notizie dei giorni scorsi, ieri una delegazione di SECM composta dal Coordinatore Fedele Di Gennaro, dalla Consigliera Marisita Di Iacovo e dall'Assessore Federico Palma ha incontrato fuori dai cancelli della Selcom i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali. Questo il comunicato diffuso dal nostro gruppo.
CRISI SELCOM: SIAMO VICINI ALLE LAVORATRICI E AI LAVORATORI, INACCETTABILE NASCONDERE UNA SITUAZIONE FINANZIARIA TANTO GRAVE. ORA SCONGIURARE L’ENNESIMO BAGNO DI SANGUE.
Seguiamo con grande preoccupazione la crisi che ha improvvisamente colpito il Gruppo Selcom, e manifestiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori degli stabilimenti di Castel Maggiore, così come di Palermo, Belluno e Milano. Non è ammissibile che una dirigenza aziendale tenga nascosta fino all’ultimo una situazione finanziaria come quella che sta emergendo in questi giorni, mettendo a serio rischio un’importante eccellenza produttiva del nostro territorio: quando si parla del presente e del futuro di centinaia di persone (pensiamo alle famiglie dei 360 dipendenti di Castel Maggiore, ma anche a tutto l’indotto del Gruppo, costituito per lo più da altre aziende che hanno sede nei dintorni o comunque nel territorio regionale) è l’intero sistema industriale, istituzionale e bancario a doversi muovere immediatamente e a tutti i livelli per evitare l’ennesimo bagno di sangue in termini di posti di lavoro e professionalità di una crisi che, a dispetto delle strombazzate del Governo, sembra non vedere la fine. Per quanto ci riguarda come Sinistra Ecologia per Castel Maggiore ci attiveremo da subito in sede consiliare e faremo la nostra parte per informare la cittadinanza su cosa sta accadendo perché dal nostro comune, come sempre è successo in questi casi, arrivi un chiaro segnale di solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori della Selcom e ai sindacati che li rappresentano.
CRISI SELCOM: SIAMO VICINI ALLE LAVORATRICI E AI LAVORATORI, INACCETTABILE NASCONDERE UNA SITUAZIONE FINANZIARIA TANTO GRAVE. ORA SCONGIURARE L’ENNESIMO BAGNO DI SANGUE.
Seguiamo con grande preoccupazione la crisi che ha improvvisamente colpito il Gruppo Selcom, e manifestiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori degli stabilimenti di Castel Maggiore, così come di Palermo, Belluno e Milano. Non è ammissibile che una dirigenza aziendale tenga nascosta fino all’ultimo una situazione finanziaria come quella che sta emergendo in questi giorni, mettendo a serio rischio un’importante eccellenza produttiva del nostro territorio: quando si parla del presente e del futuro di centinaia di persone (pensiamo alle famiglie dei 360 dipendenti di Castel Maggiore, ma anche a tutto l’indotto del Gruppo, costituito per lo più da altre aziende che hanno sede nei dintorni o comunque nel territorio regionale) è l’intero sistema industriale, istituzionale e bancario a doversi muovere immediatamente e a tutti i livelli per evitare l’ennesimo bagno di sangue in termini di posti di lavoro e professionalità di una crisi che, a dispetto delle strombazzate del Governo, sembra non vedere la fine. Per quanto ci riguarda come Sinistra Ecologia per Castel Maggiore ci attiveremo da subito in sede consiliare e faremo la nostra parte per informare la cittadinanza su cosa sta accadendo perché dal nostro comune, come sempre è successo in questi casi, arrivi un chiaro segnale di solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori della Selcom e ai sindacati che li rappresentano.
venerdì 5 agosto 2016
IL RESTO DEL CARLINO SULLA DISCARICA di CASTEL MAGGIORE
Vi ricordate quando il PD era favorevole al Passante Nord ? Chi, come noi era contrario, veniva tacciato di
voler impedire lo sviluppo del territorio. Ora la storia, dalla quale non si impara mai abbastanza, si ripete: il PD è favorevole all'ampliamento della discarica ASA a Castel Maggiore e a chi, come noi, è contrario viene detto che "...esistono indistrie e imprese che producono,oltre che lavoro,anche rifiuti, non tutti riciclabili, e questi, da qualche parte devono essere smaltiti secondo criteri di sicurezza e tutela dell'ambiente".
Rispondiamo che quelle stesse imprese vanno indirizzate verso sistemi di produzione meno impattanti sull'ambiente e chi produce va responsabilizzato anche sulla gestione dei prodotti una volta terminato l'utilizzo principale per i quali sono stati realizzati.
Riteniamo che quello dei rifiuti sia un tema complesso che va affrontato con strumenti efficaci come ci sembra essere, con gli opportuni miglioramenti, il Piano Regionale recentemente approvato in Emilia-Romagna.
Si tratta del risultato di un approfondito percorso di studio e partecipazione che esplicita gli indirizzi e individua soluzioni operative per la gestione dei rifiuti e lo smaltimento, di cui si prevede la drastica riduzione,
senza che sia necessario l'ampiamento della discarica richiesto.
Continuiamo a NON essere contrari allo sviluppo, semplicemente pensiamo ad uno sviluppo diverso, che non mortifichi ma piuttosto valorizzi il nostro territorio.
Confidiamo che, come avvenuto per il Passante Nord, alla fine la forza dei nostri argomenti possa darci ragione e che gli organi regionali competenti, in coerenza con la legge regionale ed il piano rifiuti,applichino quanto deliberato e non concedano l'ampiamento.
Di seguito l'articolo del Resto del Carlino che da notizia del nostro comunicato stampa, purtroppo ne stralcia alcune parti importanti e ci chiama in 3 modi differenti...Ma almeno si possono desumere le differenti posizioni
sull'argomento.Cliccare sull'immagine per ruotarla.
domenica 31 luglio 2016
RICHIESTA PROROGA E AMPLIAMENTO DISCARICA ASA: NON E’ NECESSARIA E MANCANO GARANZIE CHE SIA L’ULTIMA
Comunicato Stampa di SECM sul tema della richiesta di ampliamento della discarica ASA a Castel Maggiore
Sinistra Ecologia per Castel Maggiore ha seguito con attenzione il percorso della procedura di V.I.A./A.I.A. relativa al “Progetto di ridefinizione del III° settore della discarica per rifiuti non pericolosi di Castel Maggiore” proposto da ASA S.C.P.A.
Abbiamo valutato la nuova richiesta di ampliamento di capacità della discarica, che in precedenza aveva già ottenuto l’accoglimento di una variante al progetto iniziale con proroga delle attività fino al 2017 (dovevano cessare nel 2013) e incremento della capacità disponibile di 415.400 m3 oltre i 936.000 m3 già previsti, prima di tutto alla luce delle necessità di gestione dei rifiuti in ambito regionale nel quadro degli strumenti regolatori e di pianificazione adottati dalla Regione Emilia-Romagna, in particolare il “Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti 2020”.
Tale piano individua in modo preciso le quantità di rifiuti speciali -del tipo che viene smaltito nell’impianto di Castel Maggiore- che dovranno essere avviati a discarica, indicando dove saranno allocati gli impianti in modo da soddisfare il fabbisogno previsto anche secondo le evoluzioni meno favorevoli: la quota di rifiuti speciali pericolosi di cui è previsto lo smaltimento in discarica nelle previsioni di piano è ampiamente soddisfatta dalle disponibilità residue attualmente autorizzate, a cui si aggiunge un’ulteriore capacità di trattamento in specifici impianti di incenerimento.Anche per quanto riguarda i fanghi da trattamento acque, ricordiamo che in regione questa tipologia di rifiuto evidenzia un trend in aumento dei quantitativi avviati a recupero e le indicazioni del piano sono che nella gestione dei fanghi “il trattamento biologico e fisico/chimico e infine la discarica devono rappresentare le opzioni ultime da scegliere”.
Il progetto di ampliamento della discarica di Castel Maggiore, anche dopo la valutazione delle integrazioni prodotte a supporto da ASA a seguito delle osservazioni di ARPAE in sede di Conferenza dei Servizi, non ci convince prima di tutto perché non risulta necessario al soddisfacimento del fabbisogno previsto di rifiuti da avviare a smaltimento nell’arco di piano; l’assenza di garanzie sul fatto che questa proroga sia veramente l’ultima è l’altro elemento che a nostro avviso dovrebbe far valutare ipotesi alternative, tenendo in considerazione anche il contributo al problema rifiuti già generosamente offerto da un territorio come quello di Sabbiuno.
Come Sinistra Ecologia per Castel Maggiore auspichiamo infine che la Regione Emilia-Romagna si doti anche per i Rifiuti Speciali (come già avviene per i Rifiuti Urbani) di una disposizione normativa che individui in modo equo, preciso e trasparente l’entità di disagio ambientale da riconoscere ai Comuni nei quali sono localizzati gli impianti ed il suo utilizzo a tutela dell’ambiente e dei cittadini.
Castel Maggiore (Bo), 29/07/16
martedì 26 luglio 2016
DISCARICA ASA a CASTEL MAGGIORE: COMUNICATO STAMPA LEGAMBIENTE ER
Di seguito pubblichiamo il comunicato stampa divulgato ieri da Legambiente Emilia-Romagna in merito alla richiesta di ampliamento della discarica di proprietà di ASA a Castel Maggiore.
COMUNICATO STAMPA Bologna, 25 luglio 2016
Discarica di Castel Maggiore, ampliamento da rigettare.
Legambiente scrive alla conferenza dei servizi: impianto impattante e non necessario. Si crea un nuovo danno al territorio, utile solo agli interessi consolidati del business dei rifiuti
Legambiente ha inviato questa mattina ai soggetti rappresentati nella conferenza dei servizi che deve valutare l’ampliamento della discarica per rifiuti speciali di ASA ubicata nel Comune di Castel Maggiore, una lettera contenente le proprie osservazioni in merito.
Una documento che arriva in seguito alla richiesta, fatta al proponente dalla conferenza dei servizi lo scorso aprile, di “dimostrare ai fini del presente procedimento il fabbisogno di trattamento/smaltimento per i rifiuti previsti nel progetto di ampliamento della discarica di ASA in relazione ai documenti di pianificazione in materia di rifiuti adottati dalla Regione Emilia-Romagna che già evidenziano il raggiungimento dell’autosufficienza regionale nella gestione dei RU e RS non pericolosi”.
Obiettivo condiviso di tutte le politiche sui rifiuti è quello di andare a minimizzare l’utilizzo della discarica, una tipologia impiantistica impattante, che lascia ferite permanenti sul territorio e pesanti eredità per le future generazioni. Per tale ragione l’ampliamento della discarica bolognese va respinto senza esitazioni.
Legambiente sottolinea come l’ampliamento della discarica comporterebbe nuovi impatti ambientali, non giustificati da una esigenza reale di smaltimento.
Come evidenziato nel documento inviato alla conferenza dei servizi infatti, anche riferendosi solo alla pianificazione contenuta nel PRGR della Regione Emilia-Romagna che parla di autosufficienza impiantistica regionale per lo smaltimento rifiuti nell’arco temporale della pianificazione (al 2020), la richiesta di ampliamento sarebbe incompatibile.
Rispetto a questi obiettivi Legambiente aveva inoltre già segnalato, con le opportune osservazioni al PRGR adottato, come sia possibile ridurre ulteriormente i quantitativi di rifiuto a smaltimento e quindi di fabbisogno impiantistico. Ma avvallare la richiesta di ampliamento della discarica – ribadisce l’associazione - vorrebbe dire mettere in discussione l’intero impianto della pianificazione regionale sui rifiuti.
L’associazione confida quindi che la Conferenza dei Servizi e gli enti preposti rigettino il rilascio della concessione per l’ampliamento della discarica ASA di Castel Maggiore. Autorizzare l’ampliamento significherebbe concedere l’ennesimo regalo agli interessi consolidati del business dei rifiuti, utile solo agli interessi di pochi a scapito dell’ambiente e della salute dei cittadini.
Ufficio Stampa - Legambiente Emilia Romagna Piazza XX Settembre, 7 - 40121 Bologna Tel e Fax: 051 241324 www.legambiente.emiliaromagna.it
COMUNICATO STAMPA Bologna, 25 luglio 2016
Discarica di Castel Maggiore, ampliamento da rigettare.
Legambiente scrive alla conferenza dei servizi: impianto impattante e non necessario. Si crea un nuovo danno al territorio, utile solo agli interessi consolidati del business dei rifiuti
Legambiente ha inviato questa mattina ai soggetti rappresentati nella conferenza dei servizi che deve valutare l’ampliamento della discarica per rifiuti speciali di ASA ubicata nel Comune di Castel Maggiore, una lettera contenente le proprie osservazioni in merito.
Una documento che arriva in seguito alla richiesta, fatta al proponente dalla conferenza dei servizi lo scorso aprile, di “dimostrare ai fini del presente procedimento il fabbisogno di trattamento/smaltimento per i rifiuti previsti nel progetto di ampliamento della discarica di ASA in relazione ai documenti di pianificazione in materia di rifiuti adottati dalla Regione Emilia-Romagna che già evidenziano il raggiungimento dell’autosufficienza regionale nella gestione dei RU e RS non pericolosi”.
Obiettivo condiviso di tutte le politiche sui rifiuti è quello di andare a minimizzare l’utilizzo della discarica, una tipologia impiantistica impattante, che lascia ferite permanenti sul territorio e pesanti eredità per le future generazioni. Per tale ragione l’ampliamento della discarica bolognese va respinto senza esitazioni.
Legambiente sottolinea come l’ampliamento della discarica comporterebbe nuovi impatti ambientali, non giustificati da una esigenza reale di smaltimento.
Come evidenziato nel documento inviato alla conferenza dei servizi infatti, anche riferendosi solo alla pianificazione contenuta nel PRGR della Regione Emilia-Romagna che parla di autosufficienza impiantistica regionale per lo smaltimento rifiuti nell’arco temporale della pianificazione (al 2020), la richiesta di ampliamento sarebbe incompatibile.
Rispetto a questi obiettivi Legambiente aveva inoltre già segnalato, con le opportune osservazioni al PRGR adottato, come sia possibile ridurre ulteriormente i quantitativi di rifiuto a smaltimento e quindi di fabbisogno impiantistico. Ma avvallare la richiesta di ampliamento della discarica – ribadisce l’associazione - vorrebbe dire mettere in discussione l’intero impianto della pianificazione regionale sui rifiuti.
L’associazione confida quindi che la Conferenza dei Servizi e gli enti preposti rigettino il rilascio della concessione per l’ampliamento della discarica ASA di Castel Maggiore. Autorizzare l’ampliamento significherebbe concedere l’ennesimo regalo agli interessi consolidati del business dei rifiuti, utile solo agli interessi di pochi a scapito dell’ambiente e della salute dei cittadini.
Ufficio Stampa - Legambiente Emilia Romagna Piazza XX Settembre, 7 - 40121 Bologna Tel e Fax: 051 241324 www.legambiente.emiliaromagna.it
mercoledì 27 aprile 2016
NOTIZIE DAL CONSIGLIO COMUNALE
Il recente Consiglio Comunale di Aprile 2016 a Castel Maggiore ha trattato diverse tematiche di particolare rilevanza: bilancio consuntivo 2015, proposte di modifica statuto HERA S.p.A. e adesione rete AESS.
Al link sottostante potete visualizzare e scaricare in formato pdf l'intervento della nostra rappresentante in Consiglio Comunale Marisita Di Iacovo.
Marisita Di Iacovo
Capogruppo Sinistra Ecologia per Castel Maggiore
mariateresa.diiacovo@comune.castel-maggiore.bo.it - sinistraecologiapercm@gmail.com
http://sinistraecologiapercm.blogspot.com
Facebook: Sinistra Ecologia per Castel Maggiore
Al link sottostante potete visualizzare e scaricare in formato pdf l'intervento della nostra rappresentante in Consiglio Comunale Marisita Di Iacovo.
Marisita Di Iacovo
Capogruppo Sinistra Ecologia per Castel Maggiore
mariateresa.diiacovo@comune.castel-maggiore.bo.it - sinistraecologiapercm@gmail.com
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martedì 26 aprile 2016
In uscita il NUOVO NUMERO di "CAMBIO di STAGIONE"
Cari cittadini di Castel Maggiore, è un po' che non vi scriviamo da questo spazio ma nel frattempo non siamo stati con le mani in mano. Abbiamo impiegato le nostre energie in numerose attività fra le quali la redazione del nuovo numero del periodico "Cambio di Stagione" che è in corso di diffusione e arriverà a breve nella buca della posta di ciascuno di voi...non è pubblicità, buona lettura !
mercoledì 17 febbraio 2016
CONGRESSO A.N.P.I.
Ricordiamo ai cittadini di Castel Maggiore, che sabato 20 febbraio nella sala della Resistenza presso la Casa del Popolo in piazza Pace n°9, dalle ore 15.00 si terrà l'assemblea Congressuale dell'ANPI.
Manteniamo ben saldi gli ideali ed i valori che i nostri partigiani hanno saputo fino ad ora tramandarci, la partecipazione di tutti i cittadini che si rispecchiano in Loro, come antifascisti e costruttori di una Costituzione attenta alla salvaguardia dei diritti e doveri dei cittadini, è ovviamente benvenuta.
Per ulteriori informazioni visitate il blog dell'A.N.P.I di Castel Maggiore
Manteniamo ben saldi gli ideali ed i valori che i nostri partigiani hanno saputo fino ad ora tramandarci, la partecipazione di tutti i cittadini che si rispecchiano in Loro, come antifascisti e costruttori di una Costituzione attenta alla salvaguardia dei diritti e doveri dei cittadini, è ovviamente benvenuta.
Per ulteriori informazioni visitate il blog dell'A.N.P.I di Castel Maggiore
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