martedì 2 settembre 2014
70 anni dagli eccidi nazifascisti: Castel Maggiore NON DIMENTICA
Durante la seconda guerra mondiale Castel Maggiore è stato teatro di importanti episodi della lotta antifascista e della guerra partigiana, pagando un grave contributo di sangue. Il 3 Settembre a Bondanello venne bruciata la casa dei Guernelli, una famiglia di mezzadri, venne ucciso il capofamiglia, due suoi figli e tre sfollati; il 12 Settmbre alla Biscia venne fatto saltare in aria un caseggiato e sette persone vennero fucilate sulle macerie; a Sabbiuno, il 14 Ottobre 1944, vennero uccisi ventisette uomini e sei donne.
Mercoledì 3 Settembre alle 15.00 il Sindaco Belinda Gottardi deporrà una corona d'alloro presso il cippo che ricorda l'eccidio della cascina Guernelli, in Via Passo Pioppe.
Il 12 Settembre alle 10.00 sarà alla Biscia, in Via Ferrarese, per onorare il ricordo delle 8 vittime della rappresaglia.
In Ottobre poi diverse iniziative ricorderanno quella difficile stagione, fino alla manifestazione che chiuderà queste dolorose celebrazioni.
giovedì 21 agosto 2014
In Festa per la Città che Vogliamo: -15 alla partenza !
L'attesa è quasi finita.
E' iniziato il conto alla rovescia per l'appuntamento che "dovete" assolutamente scrivere nella vostra agenda:
dal 5 al 7 di Settembre 2014 Sinistra Ecologia per Castel Maggiore vi invita alla Seconda Festa per la Città che Vogliamo.
Stiamo lavorando per allestire un evento politico, gastronomico e musicale che abbiamo pensato come un occasione per trascorrere piacevoli serate e conoscere meglio la nostra idea di città.
Non potete mancare alla festa più vicina a voi, dove vi sentirete come a casa vostra ma da...ospiti principali !
Stiamo lavorando per allestire un evento politico, gastronomico e musicale che abbiamo pensato come un occasione per trascorrere piacevoli serate e conoscere meglio la nostra idea di città.
Non potete mancare alla festa più vicina a voi, dove vi sentirete come a casa vostra ma da...ospiti principali !
venerdì 1 agosto 2014
Passante Nord :la posizione di SEpCM
Due giorni fa è stato firmato a Roma l'accordo per la realizzazione del Passante Nord tra Ministero, Autostrade per l’Italia,Regione, Provincia e Comune di Bologna. Non si poteva fare di peggio, la scelta del periodo sa di blitz: la Regione deve essere rinnovata tra pochi mesi, la Provincia a fine anno non esisterà più, non si conosce il tracciato definitivo, i Comuni e i cittadini coinvolti sono all'oscuro di tutto.
Di fronte ad un percorso così opaco hanno espresso perplessità sul metodo anche i sindaci di Argelato, Calderara , Castel Maggiore. Noi, supportati da dati ed analisi tecniche, rinnoviamo la nostra CONTRARIETA’ anche sul merito e chiediamo al Comune di prevedere al più presto il coinvolgimento attivo della cittadinanza in una decisione che non può e non deve essere calata dall'alto.
Occorre iniziare finalmente un percorso realmente partecipato, al termine del quale si potrà consapevolmente scegliere SE fare il Passante, non semplicemente come ridurne l’impatto sull’ambiente e sulla salute degli abitanti interessati dall’opera. Il Passante Nord è un'opera inutile, costosa e superata dal tempo, che devastera' il territorio della nostra pianura: noi di SEpCM non siamo disposti ad accettare le forzature dei pasdaran del cemento e del trasporto su gomma e metteremo in campo tutte le azioni possibili per ridare la parola ai cittadini sul loro futuro.
Di fronte ad un percorso così opaco hanno espresso perplessità sul metodo anche i sindaci di Argelato, Calderara , Castel Maggiore. Noi, supportati da dati ed analisi tecniche, rinnoviamo la nostra CONTRARIETA’ anche sul merito e chiediamo al Comune di prevedere al più presto il coinvolgimento attivo della cittadinanza in una decisione che non può e non deve essere calata dall'alto.
Occorre iniziare finalmente un percorso realmente partecipato, al termine del quale si potrà consapevolmente scegliere SE fare il Passante, non semplicemente come ridurne l’impatto sull’ambiente e sulla salute degli abitanti interessati dall’opera. Il Passante Nord è un'opera inutile, costosa e superata dal tempo, che devastera' il territorio della nostra pianura: noi di SEpCM non siamo disposti ad accettare le forzature dei pasdaran del cemento e del trasporto su gomma e metteremo in campo tutte le azioni possibili per ridare la parola ai cittadini sul loro futuro.
mercoledì 30 luglio 2014
LEGAMBIENTE RISPONDE A MEROLA SUL PASSANTE NORD
Pubblichiamo con piacere la nota stampa di Legambiente dopo l'ennesima dichiarazione sul Passante Nord da parte del sindaco di Bologna Virginio Merola di ritorno dal periodico "pellegrinaggio" dal ministro Lupi.
Sinistra Ecologia per Castel Maggiore ritiene che è ormai evidente una mancanza di regia e di pianificazione nel tempo della rete viaria e del trasporto pubblico, con un'urbanizzazione che è sfuggita al controllo nonostante il PTCP si fosse ripromesso di porvi rimedio.
Per questo sarebbe utile aprire a tutti i livelli istituzionali e con un ampio coinvolgimento dei cittadini, un esame critico della pianificazione urbanistica della Provincia di Bologna, affermando in modo forte e chiaro il NO alla realizzazione del Passante Nord, valutatandolo finalmente per quello che è sempre stato: una grande opera obsoleta, utile solo a chi vuole proseguire la cementificazione del territorio agricolo in nome di un non meglio specificato "progresso".
Insomma,SEpCM continua nel suo percorso di stimolo a continuare gli sforzi rivolti al dialogo ed alle proposte di soluzioni utili e ragionevoli per la viabilità del nostro territorio, accantonando proposte inutili e dannose.
Nota di Legambiente
Bene un amministratore che parla di saldo zero nel consumo di suolo. Peccato sia per giustificare un’opera dannosa e superata concepibile solo nella vecchia logica della speculazione edilizia
Nelle recenti esternazioni del sindaco Merola riguardo il Passante Nord viene prefigurato che al consumo di suolo dovuto all’ipotetica realizzazione dell’infrastruttura, dovrebbe corrispondere una contestuale rinaturalizzazione di territorio urbanizzato. Nelle dichiarazioni cogliamo un fatto positivo: per la prima volta un amministratore in carica di questa regione fa propria una richiesta su cui Legambiente si è battuta a lungo, quella di garantire un saldo zero nelle nuove urbanizzazioni.
Richiesta, va sottolineato, a lungo rigettata dalla giunta regionale che ha sapientemente eluso e rimandato il tema e ha concluso il proprio mandato senza aver realizzato alcun provvedimento per limitare l’edificazione, come invece promesso in fase elettorale. Un’importante novità quindi il discorso di Merola, che speriamo sia sul tavolo di tutti i futuri candidati alle regionali.
Tale strategia va però contestualizzata: l’obiettivo primario deve essere il mantenimento della campagna, mentre il “saldo zero” deve essere utilizzato come soluzione ultima, nel caso non sussistano altre alternative all’utilizzo di suolo vergine. Ad esempio per ampliare un’impresa non altrimenti delocalizzabile, o per servizi pubblici essenziali come gli ospedali.
Non è certo questo il caso del Passante Nord, un’opera pensata in un contesto economico e sociale completamente diverso da quello attuale. Una scelta che dal punto di vista trasportistico agevola il traffico su gomma e che la stessa Società Autostrade ha giudicato inutile.
Senza parlare della mancanza ad oggi di un progetto su cui valutare gli effetti ambientali, i rischi di urbanizzazione indotta attorno ai caselli (come giustamente segnalato dall’Assessore Gabellini poche settimane fa) e il frazionamento della campagna con contestuale perdita di capacità agricola. Ricordiamo, come solo nell’ultimo decennio, la regione dei DOP e di Fico abbia perso capacità agricola sufficiente a sfamare un’intera provincia.
Il fatto che si sia scelto di perseguire un nuovo percorso invece di utilizzare le risorse di Autostrade per migliorare e adeguare la viabilità esistente e sfruttare il tracciato in sede, pone in campo un dato: e cioè che il Passante Nord, determinerà un cambio di destinazione in ampie aree di terreno agricolo della pianura con aumento di valore di tali aree. Risulta quindi anche un’ operazione che crea interessi di tipo immobiliare.
Se il discorso del Sindaco di Bologna contiene delle novità, ci sembra che però vengano adottate per giustificare una vecchia politica. Quella di garantire i principali gruppi di costruttori nostrani, perseverando sulle grandi opere e seguendo la logica della speculazione edilizia.
La stessa logica che ha alimentato finora la fame di terreno vergine, senza che nessuna istituzione volesse mettere un argine.
In precedenza l'Assessore all'Urbanistica al Comune di Bologna aveva rilasciato al quotidiano la Repubblica un'intervista piuttosto critica sull'ipotesi Passante Nord
Sinistra Ecologia per Castel Maggiore ritiene che è ormai evidente una mancanza di regia e di pianificazione nel tempo della rete viaria e del trasporto pubblico, con un'urbanizzazione che è sfuggita al controllo nonostante il PTCP si fosse ripromesso di porvi rimedio.
Per questo sarebbe utile aprire a tutti i livelli istituzionali e con un ampio coinvolgimento dei cittadini, un esame critico della pianificazione urbanistica della Provincia di Bologna, affermando in modo forte e chiaro il NO alla realizzazione del Passante Nord, valutatandolo finalmente per quello che è sempre stato: una grande opera obsoleta, utile solo a chi vuole proseguire la cementificazione del territorio agricolo in nome di un non meglio specificato "progresso".
Insomma,SEpCM continua nel suo percorso di stimolo a continuare gli sforzi rivolti al dialogo ed alle proposte di soluzioni utili e ragionevoli per la viabilità del nostro territorio, accantonando proposte inutili e dannose.
Nota di Legambiente
Bene un amministratore che parla di saldo zero nel consumo di suolo. Peccato sia per giustificare un’opera dannosa e superata concepibile solo nella vecchia logica della speculazione edilizia
Nelle recenti esternazioni del sindaco Merola riguardo il Passante Nord viene prefigurato che al consumo di suolo dovuto all’ipotetica realizzazione dell’infrastruttura, dovrebbe corrispondere una contestuale rinaturalizzazione di territorio urbanizzato. Nelle dichiarazioni cogliamo un fatto positivo: per la prima volta un amministratore in carica di questa regione fa propria una richiesta su cui Legambiente si è battuta a lungo, quella di garantire un saldo zero nelle nuove urbanizzazioni.
Richiesta, va sottolineato, a lungo rigettata dalla giunta regionale che ha sapientemente eluso e rimandato il tema e ha concluso il proprio mandato senza aver realizzato alcun provvedimento per limitare l’edificazione, come invece promesso in fase elettorale. Un’importante novità quindi il discorso di Merola, che speriamo sia sul tavolo di tutti i futuri candidati alle regionali.
Tale strategia va però contestualizzata: l’obiettivo primario deve essere il mantenimento della campagna, mentre il “saldo zero” deve essere utilizzato come soluzione ultima, nel caso non sussistano altre alternative all’utilizzo di suolo vergine. Ad esempio per ampliare un’impresa non altrimenti delocalizzabile, o per servizi pubblici essenziali come gli ospedali.
Non è certo questo il caso del Passante Nord, un’opera pensata in un contesto economico e sociale completamente diverso da quello attuale. Una scelta che dal punto di vista trasportistico agevola il traffico su gomma e che la stessa Società Autostrade ha giudicato inutile.
Senza parlare della mancanza ad oggi di un progetto su cui valutare gli effetti ambientali, i rischi di urbanizzazione indotta attorno ai caselli (come giustamente segnalato dall’Assessore Gabellini poche settimane fa) e il frazionamento della campagna con contestuale perdita di capacità agricola. Ricordiamo, come solo nell’ultimo decennio, la regione dei DOP e di Fico abbia perso capacità agricola sufficiente a sfamare un’intera provincia.
Il fatto che si sia scelto di perseguire un nuovo percorso invece di utilizzare le risorse di Autostrade per migliorare e adeguare la viabilità esistente e sfruttare il tracciato in sede, pone in campo un dato: e cioè che il Passante Nord, determinerà un cambio di destinazione in ampie aree di terreno agricolo della pianura con aumento di valore di tali aree. Risulta quindi anche un’ operazione che crea interessi di tipo immobiliare.
Se il discorso del Sindaco di Bologna contiene delle novità, ci sembra che però vengano adottate per giustificare una vecchia politica. Quella di garantire i principali gruppi di costruttori nostrani, perseverando sulle grandi opere e seguendo la logica della speculazione edilizia.
La stessa logica che ha alimentato finora la fame di terreno vergine, senza che nessuna istituzione volesse mettere un argine.
In precedenza l'Assessore all'Urbanistica al Comune di Bologna aveva rilasciato al quotidiano la Repubblica un'intervista piuttosto critica sull'ipotesi Passante Nord
sabato 26 luglio 2014
DALLE ELEZIONI UNA GRANDE PROVA DI DEMOCRAZIA E UN SOSTEGNO FORTE ALLA SINISTRA: GRAZIE.
Riportiamo a seguire l'articolo pubblicato sul giornale IN COMUNE di Marisita Di Iacovo, la Capogruppo al Consiglio Comunale di Castel Maggiore di SEpCM.
Il bello della democrazia è che a ogni cittadino è permesso di impegnarsi nella vita politica del territorio in cui vive, anche a chi - come me - non l’ha mai fatto prima. E quando parlo di democrazia mi viene sempre in mente un punto del discorso di Pericle agli Ateniesi in cui afferma che ”Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile...” . Ma ogni democrazia che si rispetti celebra il suo momento più alto attraverso le elezioni, che i cittadini e le cittadine di Castel Maggiore hanno sempre onorato con percentuali di affluenza alle urne tra le più alte a livello nazionale. E a loro va tutto il nostro ringraziamento: per averci sostenuto e dato forza, ma anche e prima di tutto per aver votato, in un periodo in cui l’astensione e il disinteresse verso la “cosa pubblica” sembrano essere diventati l’atteggiamento distintivo della maggior parte delle persone. Di fronte ad una partecipazione così elevata anche le percentuali di voto assumono un significato diverso, proprio perché non viziate dall’astensione: il 75,6% ottenuto dalla coalizione di Centro-Sinistra, che ha portato all’elezione a Sindaco di Belinda Gottardi, è un risultato senza dubbio straordinario, così come lo è il 9,5% di consensi della lista Sinistra Ecologia per Castel Maggiore.
Un successo probabilmente determinato da candidati conosciuti e apprezzati per il loro impegno sociale, civile e politico, ma anche dall’intuizione di aver voluto costruire a livello locale un laboratorio unitario della Sinistra e degli Ambientalisti senza distinzioni di partito, in linea con l’esperienza della lista L’altra Europa con Tsipras che a livello europeo abbiamo sostenuto con convinzione. Ad essere riconosciuta e premiata penso sia stata anche la nostra presenza sul territorio, manifestatasi attraverso proposte concrete e iniziative come quelle contro la chiusura del Consultorio, l’impegno per lo stop al consumo di territorio e l’opposizione ad opere non necessarie come il Passante Nord e la nuova cava di Sabbiuno, sulla base della condivisione con i cittadini e all’interno di un confronto nell’amministrazione comunale. Purtroppo, però, le leggi che regolano la democrazia spesso sono imperfette e, talvolta, inique. Infatti, di fronte ad un consenso popolare che consegna alla nostra lista quasi 950 voti, la Sinistra continua ad avere un solo Consigliere, come nel recente passato. Il primo ad essere stato eletto in ordine di preferenze è stato Federico Palma che poi, chiamato dal nuovo Sindaco ad entrare in Giunta con il ruolo di Assessore all’Edilizia privata, Urbanistica, Partecipazione, Sicurezza e Legalità, ha lasciato il posto in Consiglio Comunale alla sottoscritta, seconda eletta in termini di preferenze. Come Sinistra Ecologia per Castel Maggiore siamo coscienti del fatto che il lavoro che ci aspetterà in questi anni sarà impegnativo e, a volte, difficile; ma non ci perdiamo d’animo perché abbiamo ben chiara la direzione da seguire e che è indicata nel nostro Programma: essere dalla parte dell’ambiente e del territorio, favorire e incentivare la partecipazione del cittadino alle istituzioni, perseguire una mobilità e viabilità sostenibili, rilanciare economicamente ed ecologicamente il lavoro, sostenere una scuola pubblica di qualità, combattere le mafie, impegnarci per le politiche di genere e a favore dei giovani, pensare ad una società multiculturale per far sì - sempre come diceva Pericle - che “la nostra città sia aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.” E’ un programma sicuramente ambizioso e “alto”, ma cercheremo in tutti i modi di portarlo avanti, declinandolo nei diversi contesti che via via incontreremo nel nostro mandato. Al lavoro, dunque, perché “..benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, tutti qui ad Atene (ed anche a Castel Maggiore!) siamo in grado di giudicarla..” Allora rimaneteci vicini, informatevi sulla nostra attività dentro e fuori le istituzioni, criticateci, portateci suggerimenti e domande: se ci darete forza con la vostra partecipazione, anche le nostre posizioni si rafforzeranno e saremo in grado di essere maggiormente incisivi. Perché è vero che le elezioni sono il punto più alto del percorso democratico, ma per noi sono l’inizio di un percorso e non certo una delega in bianco da verificare una volta ogni 5 anni.
Il bello della democrazia è che a ogni cittadino è permesso di impegnarsi nella vita politica del territorio in cui vive, anche a chi - come me - non l’ha mai fatto prima. E quando parlo di democrazia mi viene sempre in mente un punto del discorso di Pericle agli Ateniesi in cui afferma che ”Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile...” . Ma ogni democrazia che si rispetti celebra il suo momento più alto attraverso le elezioni, che i cittadini e le cittadine di Castel Maggiore hanno sempre onorato con percentuali di affluenza alle urne tra le più alte a livello nazionale. E a loro va tutto il nostro ringraziamento: per averci sostenuto e dato forza, ma anche e prima di tutto per aver votato, in un periodo in cui l’astensione e il disinteresse verso la “cosa pubblica” sembrano essere diventati l’atteggiamento distintivo della maggior parte delle persone. Di fronte ad una partecipazione così elevata anche le percentuali di voto assumono un significato diverso, proprio perché non viziate dall’astensione: il 75,6% ottenuto dalla coalizione di Centro-Sinistra, che ha portato all’elezione a Sindaco di Belinda Gottardi, è un risultato senza dubbio straordinario, così come lo è il 9,5% di consensi della lista Sinistra Ecologia per Castel Maggiore.
Un successo probabilmente determinato da candidati conosciuti e apprezzati per il loro impegno sociale, civile e politico, ma anche dall’intuizione di aver voluto costruire a livello locale un laboratorio unitario della Sinistra e degli Ambientalisti senza distinzioni di partito, in linea con l’esperienza della lista L’altra Europa con Tsipras che a livello europeo abbiamo sostenuto con convinzione. Ad essere riconosciuta e premiata penso sia stata anche la nostra presenza sul territorio, manifestatasi attraverso proposte concrete e iniziative come quelle contro la chiusura del Consultorio, l’impegno per lo stop al consumo di territorio e l’opposizione ad opere non necessarie come il Passante Nord e la nuova cava di Sabbiuno, sulla base della condivisione con i cittadini e all’interno di un confronto nell’amministrazione comunale. Purtroppo, però, le leggi che regolano la democrazia spesso sono imperfette e, talvolta, inique. Infatti, di fronte ad un consenso popolare che consegna alla nostra lista quasi 950 voti, la Sinistra continua ad avere un solo Consigliere, come nel recente passato. Il primo ad essere stato eletto in ordine di preferenze è stato Federico Palma che poi, chiamato dal nuovo Sindaco ad entrare in Giunta con il ruolo di Assessore all’Edilizia privata, Urbanistica, Partecipazione, Sicurezza e Legalità, ha lasciato il posto in Consiglio Comunale alla sottoscritta, seconda eletta in termini di preferenze. Come Sinistra Ecologia per Castel Maggiore siamo coscienti del fatto che il lavoro che ci aspetterà in questi anni sarà impegnativo e, a volte, difficile; ma non ci perdiamo d’animo perché abbiamo ben chiara la direzione da seguire e che è indicata nel nostro Programma: essere dalla parte dell’ambiente e del territorio, favorire e incentivare la partecipazione del cittadino alle istituzioni, perseguire una mobilità e viabilità sostenibili, rilanciare economicamente ed ecologicamente il lavoro, sostenere una scuola pubblica di qualità, combattere le mafie, impegnarci per le politiche di genere e a favore dei giovani, pensare ad una società multiculturale per far sì - sempre come diceva Pericle - che “la nostra città sia aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.” E’ un programma sicuramente ambizioso e “alto”, ma cercheremo in tutti i modi di portarlo avanti, declinandolo nei diversi contesti che via via incontreremo nel nostro mandato. Al lavoro, dunque, perché “..benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, tutti qui ad Atene (ed anche a Castel Maggiore!) siamo in grado di giudicarla..” Allora rimaneteci vicini, informatevi sulla nostra attività dentro e fuori le istituzioni, criticateci, portateci suggerimenti e domande: se ci darete forza con la vostra partecipazione, anche le nostre posizioni si rafforzeranno e saremo in grado di essere maggiormente incisivi. Perché è vero che le elezioni sono il punto più alto del percorso democratico, ma per noi sono l’inizio di un percorso e non certo una delega in bianco da verificare una volta ogni 5 anni.
martedì 17 giugno 2014
L'ANPI IN FESTA !
L'ANPI nei prossimi giorni è in festa.
Dal 19 al 22 Giugno 2014 presso il parco delle Caserme Rosse in
via di Corticella 147/2 a Bologna si svolgerà la prima festa provinciale dell'ANPI.
Una bella occasione per assistere a eventi musicali, vedere mostre, ascoltare letture e partecipare a dibattiti.
Senza sottrarsi alla possibilità di "gratificarsi" con il ricchissimo menù del Ristorante 25 Aprile o, per chi tira tardi, con un gustoso spizzico alla meno formale Osteria Bianconcini,luogo ideale per quattro chiacchiere con gli amici.
Niente è più attuale di essere Antifascisti, niente è più attuale di "far vivere" la Costituzione.
Una bella occasione per assistere a eventi musicali, vedere mostre, ascoltare letture e partecipare a dibattiti.
Senza sottrarsi alla possibilità di "gratificarsi" con il ricchissimo menù del Ristorante 25 Aprile o, per chi tira tardi, con un gustoso spizzico alla meno formale Osteria Bianconcini,luogo ideale per quattro chiacchiere con gli amici.
Niente è più attuale di essere Antifascisti, niente è più attuale di "far vivere" la Costituzione.
mercoledì 11 giugno 2014
Per Enrico, con Enrico
“I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”.”
Enrico Berlinguer
Oggi ricorrono 30 anni dalla morte di Enrico Berlinguer avvenuta l’11 Giugno del 1984. Circa tre anni prima la definizione “questione morale” irrompeva sulla scena. Era infatti il 28 luglio del 1981, quando Enrico Berlinguer rilasciava questa intervista a Eugenio Scalfari. Un’intervista destinata a fare epoca e che oggi vi riproponiamo integralmente.
I Partiti sono diventati macchine di potere Intervista ad Enrico Berlinguer, di Eugenio Scalfari, La Repubblica, 28 luglio 1981
I partiti non fanno più politica. Politica si faceva nel ‘ 45, nel ‘ 48 e ancora negli anni Cinquanta e sin verso la fine degli anni Sessanta. Grandi dibattiti, grandi scontri di idee, certo, scontri di interessi corposi, ma illuminati da prospettive chiare, anche se diverse, e dal proposito di assicurare il bene comune. Che passione c’era allora, quanto entusiasmo, quante rabbie sacrosante! Soprattutto c’era lo sforzo di capire la realtà del paese e di interpretarla. E tra avversari ci si stimava. De Gasperi stimava Togliatti e Nenni e, al di là delle asprezze polemiche, ne era ricambiato.
La passione è finita? La stima reciproca è caduta?
Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”. La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi. Per la Dc: Bisaglia in Veneto, Gava in Campania, Lattanzio in Puglia, Andreotti nel Lazio, De Mita ad Avellino, Gaspari in Abruzzo, Forlani nelle Marche e così via. Ma per i socialisti, più o meno, è lo stesso e per i socialdemocratici peggio ancora…
Lei mi ha detto poco fa che la degenerazione dei partiti è il punto essenziale della crisi italiana.
È quello che io penso.
Per quale motivo?
I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai Tv, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c’è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.
Lei fa un quadro della realtà italiana da far accapponare la pelle.
E secondo lei non corrisponde alla situazione?
Debbo riconoscere, signor Segretario, che in gran parte è un quadro realistico. Ma vorrei chiederle: se gli italiani sopportano questo stato di cose è segno che lo accettano o che non se ne accorgono. Altrimenti voi avreste conquistato la guida del paese da un pezzo.
La domanda è complessa. Mi consentirà di risponderle ordinatamente. Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel ’74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell’81 per l’aborto, gli italiani hanno fornito l’immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane.
Enrico Berlinguer
Oggi ricorrono 30 anni dalla morte di Enrico Berlinguer avvenuta l’11 Giugno del 1984. Circa tre anni prima la definizione “questione morale” irrompeva sulla scena. Era infatti il 28 luglio del 1981, quando Enrico Berlinguer rilasciava questa intervista a Eugenio Scalfari. Un’intervista destinata a fare epoca e che oggi vi riproponiamo integralmente.
I Partiti sono diventati macchine di potere Intervista ad Enrico Berlinguer, di Eugenio Scalfari, La Repubblica, 28 luglio 1981
I partiti non fanno più politica. Politica si faceva nel ‘ 45, nel ‘ 48 e ancora negli anni Cinquanta e sin verso la fine degli anni Sessanta. Grandi dibattiti, grandi scontri di idee, certo, scontri di interessi corposi, ma illuminati da prospettive chiare, anche se diverse, e dal proposito di assicurare il bene comune. Che passione c’era allora, quanto entusiasmo, quante rabbie sacrosante! Soprattutto c’era lo sforzo di capire la realtà del paese e di interpretarla. E tra avversari ci si stimava. De Gasperi stimava Togliatti e Nenni e, al di là delle asprezze polemiche, ne era ricambiato.
La passione è finita? La stima reciproca è caduta?
Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”. La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi. Per la Dc: Bisaglia in Veneto, Gava in Campania, Lattanzio in Puglia, Andreotti nel Lazio, De Mita ad Avellino, Gaspari in Abruzzo, Forlani nelle Marche e così via. Ma per i socialisti, più o meno, è lo stesso e per i socialdemocratici peggio ancora…
Lei mi ha detto poco fa che la degenerazione dei partiti è il punto essenziale della crisi italiana.
È quello che io penso.
Per quale motivo?
I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai Tv, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c’è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.
Lei fa un quadro della realtà italiana da far accapponare la pelle.
E secondo lei non corrisponde alla situazione?
Debbo riconoscere, signor Segretario, che in gran parte è un quadro realistico. Ma vorrei chiederle: se gli italiani sopportano questo stato di cose è segno che lo accettano o che non se ne accorgono. Altrimenti voi avreste conquistato la guida del paese da un pezzo.
La domanda è complessa. Mi consentirà di risponderle ordinatamente. Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel ’74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell’81 per l’aborto, gli italiani hanno fornito l’immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane.
lunedì 9 giugno 2014
Nuovo Consiglio Comunale di Castel Maggiore: si parte !
Mercoledì 11 giugno alle ore 18.00 è convocato presso la sede Municipale di Piazza Amendola 1 il primo Consiglio Comunale della nuova legislatura. Tra le altre cose, all'ordine del giorno ci sarà l'insediamento ufficiale del Sindaco e del Consiglio Comunale.
Buon lavoro a tutte e a tutti e in particolare ai nostri Federico e Marisita!
Vi ricordiamo che le sedute del Consiglio Comunale sono pubbliche e aperte:
Buon lavoro a tutte e a tutti e in particolare ai nostri Federico e Marisita!
Vi ricordiamo che le sedute del Consiglio Comunale sono pubbliche e aperte:
giovedì 5 giugno 2014
Le 10 crepe del decreto degli 80 euro
1. Non per tutti: fuori incapienti, disoccupati, pensionati
Come è noto sono fuori, da questo beneficio, le categorie più povere e bisognose: circa 6 milioni di persone. Per ogni italiano contento, ce n'è almeno un altro (precario, pensionato, ecc.) imbufalito. Un provvedimento rivolto alle classi sociali più basse avrebbe combattuto la povertà estrema ed avuto effetti macroeconomici più significativi (pochi soldi in più a chi ne ha pochi vengono spesi subito, ma non è detto che succeda lo stesso se dati a chi sta un po' meglio). Il governo ha promesso che lo farà nel 2015. Per il momento è un annuncio.
2. Una tantum (per ora) ma non per le imprese Allo stato attuale l'impegno è solo per il 2014. Per il 2015, il governo ha detto che dovrà pensarci la legge di stabilità di ottobre. Però è da notare che nel decreto IRPEF, mentre il vantaggio per i lavoratori è una tantum, solo per il 2014, il vantaggio per le imprese (riduzione aliquota Irap) è contabilizzato -stabilizzandolo- non solo per il 2014, ma anche per il 2015 ed il 2016. Una tantum per i lavoratori, ma non per le imprese.
3. Effetti macroeconomici nulli Il DEF, dice che l'effetto sul PIL di questa misura è dello +0,1%. Alcuni istituti indipendenti dicono che l'effetto è nullo mentre secondo altri ha un impatto negativo. Infatti l'effetto positivo del taglio delle tasse è compensato dal taglio della spesa, che ha un effetto negativo sul PIL. E -come ci dicono anche qui i manuali- il "moltiplicatore " della spesa in investimenti è superiore a quello del taglio delle tasse.
4. Nessun effetto redistributivo Maggiore reddito per la fascia individuata (lavoro dipendente e assimilato, ceto medio) non viene ottenuto grazie ad una distribuzione della ricchezza dai redditi più alti o dai grandi patrimoni, ma attraverso -in buona parte- una riduzione della spesa che sostanzialmente ha effetti su prestazioni e servizi (regioni ed enti locali) di cui la stessa fascia sociale beneficiaria del provvedimento è fruitrice. Questo sarà soprattutto vero dal 2015 in poi -se il provvedimento sarà stabilizzato- perché ottenuto tutto con la spending review.
5. Coperture traballanti e dannose Quasi la metà delle coperture sono una tantum (rivalutazione quote Banca d'Italia, pagamento Iva delle imprese creditrici della Pubblica Amministrazione) e una parte (2 miliardi e 100 milioni) colpisce le spese di regioni, enti locali ministeri. L'ufficio studi del Senato - come è noto - ha espresso profonde critiche sulle coperture individuate dal governo. Le entrate dell'IVA legate alla liquidazione dei debiti della Pubblica Amministrazione non rappresentano nuove risorse, ma solo un anticipo per i prossimi anni. C'è poi l'Irap: secondo i tecnici del Senato ci sarà un minor gettito rispetto ai due miliardi previsti. Difficili anche i due miliardi previsti come risultato del contrasto all'evasione per il 2015: "non è stata fornita alcuna informazione in merito a eventuali strumenti o metodologie che si ipotizza di utilizzare per il raggiungimento dell'obiettivo", dicono i tecnici del Senato. Un po' come faceva Tremonti.
6. Tagli ai servizi dei cittadini: meno welfare Com'è noto il decreto prevede 2,1 miliardi di tagli a enti locali, regioni e ministeri. Gravissimo. Questo significa tagli ai servizi e alle prestazioni e ai servizi dei cittadini. Ognuno si arrangerà come può: chi ridurrà l'illuminazione, chi abbasserà la temperatura dei riscaldamenti, chi taglierà i finanziamenti alle associazioni, chi ridurrà la manutenzione delle strade, chi farà meno iniziative culturali, chi ridurrà il finanziamento all'assistenza specialistica ai disabili e alla sanità. Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha dichiarato che gli 80 euro vanno bene "purché non importino drastici tagli alla Pubblica Amministrazione". Proprio di questo si tratta. La Regione Puglia, a causa di questo decreto, dovrà tagliare 46,6 milioni dal suo bilancio.
7. Tolte altre risorse ai comuni delle zone agricole e montane L'esenzione dall'IMU per le piccole aziende agricole delle zone collinari e montane viene ridotta di 350 milioni di euro. Ma il gettito non va ai Comuni bensì all'erario. Così non solo si penalizzano le piccole aziende agricole delle zone interne la cui funzione di salvaguardia del territorio andrebbe valorizzata e sostenuta, ma si sottraggono le risorse dovute ai Comuni.
8. Tagli alla RAI e nuove tasse ai cittadini Vengono tolti alla RAI 150milioni: che poi sia arrangi vendendo RaiWay, se ce la fa. Il problema non è la giusta lotta agli sprechi, ma il licenziamento dei lavoratori (a partire dai precari), con questi tagli probabile. Poi c'è la tassa sul rilascio dei passaporti che passa da 40 a 73 euro. Poi ce n'è una nuova: una tassa di 300 euro per chi ottiene "il riconoscimento della cittadinanza italiana". Infine, altra sorpresa per 25milioni di piccoli risparmiatori e correntisti italiani: la tassa sugli utili dei conti correnti passa dal 20 al 26%.
9. Coperture future improbabili La Banca d'Italia ci ha detto che per il 2015 servono oltre 14 miliardi per finanziare questa misura, includendo l'allargamento agli incampienti. A queste risorse vanno quelle che sicuramente dovremo reperire per gli "sforzi aggiuntivi" che ci chiede Bruxelles: tra gli 8 e i 10 miliardi. Poi, servono i soldi - che si mettono in legge di stabilità - per misure inderogabili, quali la CIG, il 5 per mille, le missioni militari all'estero, ecc. In tutto, a seconda delle stime, una somma intorno ai 25 miliardi di euro. Renzi prevede di trovare tutti questi soldi dalla spending review di Cottareli per il il 2015 (17 miliardi), ma anche con la crescita. Ma quale? Va ricordato che nel 2014, l'obiettivo di Cottarelli è stato già abbassato di circa il 25%. Se avvenisse lo stesso anche nel 2015, sarebbero disponibili poco più di 12 miliardi e ne mancherebbero molti altri. I 2miliardi da lotta all'evasione fiscale sono virtuali, dicono i tecnici del Senato.
10. Benefici degli 80 euro compensati da altre tasse I benefici degli 80 euro sono compensati da nuove tasse o mancati introiti. Aumento della tassazione sulla prima casa (+60% rispetto al 2013, secondo Banca d'Italia), aumento della tassazione sui conti correnti, aumento addizionali Irpef comunali e regionali (a causa dei tagli dei trasferimenti), mancati aumenti contrattuali per il pubblico impiego a causa del blocco degli ultimi cinque anni e dei prossimi tre comportano benefici dubbi dal complesso di questa misura. Il tutto potrebbe essere a somma zero, o addirittura con un segno negativo. Le nuove tasse - ha calcolato la UIL - si mangeranno nei prossimi otto mesi oltre il 40 per cento del bonus degli 80: dei 640 euro in più si dovranno sottrarre 278 euro (Tasi più addizionali comunali Irpef). Ciò significa la riduzione al 56% dei benefici. Se a tutto ciò si aggiungono gli effetti dei tagli agli enti locali, allora la beffa è certa.
Quindi bene gli 80 euro, ma tutto il resto? È un po' un mezzo disastro: tagli drastici agli enti locali e e ai servizi e tante imposte indirette, effetti redistributivi e macroeconomici quasi nulli. Teniamo conto che l'aumento del PIL previsto dal governo (+0,8%) è già nel libro dei sogni. Ce lo dicono l'Istat e l'OCSE e la Commissione europea lo ha già abbassato allo 0,6%. Per il primo trimestre 2014 (dati Istat) siamo già allo - 0,1%. La speranza di finanziare in futuro i provvedimenti con la crescita è dunque un'illusione. Rimane la ricetta Cottarelli: privatizzazioni e altri tagli al pubblico impiego, al welfare e agli enti locali. E rimane quello che ha dichiarato Padoan al festival di Trento: "sono a favore dell'aumento dell'età pensionabile".
Non proprio una mossa anti-austerità.
Giulio Marcon Deputato indipendente di SEL. Fondatore campagna Sbilanciamoci
2. Una tantum (per ora) ma non per le imprese Allo stato attuale l'impegno è solo per il 2014. Per il 2015, il governo ha detto che dovrà pensarci la legge di stabilità di ottobre. Però è da notare che nel decreto IRPEF, mentre il vantaggio per i lavoratori è una tantum, solo per il 2014, il vantaggio per le imprese (riduzione aliquota Irap) è contabilizzato -stabilizzandolo- non solo per il 2014, ma anche per il 2015 ed il 2016. Una tantum per i lavoratori, ma non per le imprese.
3. Effetti macroeconomici nulli Il DEF, dice che l'effetto sul PIL di questa misura è dello +0,1%. Alcuni istituti indipendenti dicono che l'effetto è nullo mentre secondo altri ha un impatto negativo. Infatti l'effetto positivo del taglio delle tasse è compensato dal taglio della spesa, che ha un effetto negativo sul PIL. E -come ci dicono anche qui i manuali- il "moltiplicatore " della spesa in investimenti è superiore a quello del taglio delle tasse.
4. Nessun effetto redistributivo Maggiore reddito per la fascia individuata (lavoro dipendente e assimilato, ceto medio) non viene ottenuto grazie ad una distribuzione della ricchezza dai redditi più alti o dai grandi patrimoni, ma attraverso -in buona parte- una riduzione della spesa che sostanzialmente ha effetti su prestazioni e servizi (regioni ed enti locali) di cui la stessa fascia sociale beneficiaria del provvedimento è fruitrice. Questo sarà soprattutto vero dal 2015 in poi -se il provvedimento sarà stabilizzato- perché ottenuto tutto con la spending review.
5. Coperture traballanti e dannose Quasi la metà delle coperture sono una tantum (rivalutazione quote Banca d'Italia, pagamento Iva delle imprese creditrici della Pubblica Amministrazione) e una parte (2 miliardi e 100 milioni) colpisce le spese di regioni, enti locali ministeri. L'ufficio studi del Senato - come è noto - ha espresso profonde critiche sulle coperture individuate dal governo. Le entrate dell'IVA legate alla liquidazione dei debiti della Pubblica Amministrazione non rappresentano nuove risorse, ma solo un anticipo per i prossimi anni. C'è poi l'Irap: secondo i tecnici del Senato ci sarà un minor gettito rispetto ai due miliardi previsti. Difficili anche i due miliardi previsti come risultato del contrasto all'evasione per il 2015: "non è stata fornita alcuna informazione in merito a eventuali strumenti o metodologie che si ipotizza di utilizzare per il raggiungimento dell'obiettivo", dicono i tecnici del Senato. Un po' come faceva Tremonti.
6. Tagli ai servizi dei cittadini: meno welfare Com'è noto il decreto prevede 2,1 miliardi di tagli a enti locali, regioni e ministeri. Gravissimo. Questo significa tagli ai servizi e alle prestazioni e ai servizi dei cittadini. Ognuno si arrangerà come può: chi ridurrà l'illuminazione, chi abbasserà la temperatura dei riscaldamenti, chi taglierà i finanziamenti alle associazioni, chi ridurrà la manutenzione delle strade, chi farà meno iniziative culturali, chi ridurrà il finanziamento all'assistenza specialistica ai disabili e alla sanità. Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha dichiarato che gli 80 euro vanno bene "purché non importino drastici tagli alla Pubblica Amministrazione". Proprio di questo si tratta. La Regione Puglia, a causa di questo decreto, dovrà tagliare 46,6 milioni dal suo bilancio.
7. Tolte altre risorse ai comuni delle zone agricole e montane L'esenzione dall'IMU per le piccole aziende agricole delle zone collinari e montane viene ridotta di 350 milioni di euro. Ma il gettito non va ai Comuni bensì all'erario. Così non solo si penalizzano le piccole aziende agricole delle zone interne la cui funzione di salvaguardia del territorio andrebbe valorizzata e sostenuta, ma si sottraggono le risorse dovute ai Comuni.
8. Tagli alla RAI e nuove tasse ai cittadini Vengono tolti alla RAI 150milioni: che poi sia arrangi vendendo RaiWay, se ce la fa. Il problema non è la giusta lotta agli sprechi, ma il licenziamento dei lavoratori (a partire dai precari), con questi tagli probabile. Poi c'è la tassa sul rilascio dei passaporti che passa da 40 a 73 euro. Poi ce n'è una nuova: una tassa di 300 euro per chi ottiene "il riconoscimento della cittadinanza italiana". Infine, altra sorpresa per 25milioni di piccoli risparmiatori e correntisti italiani: la tassa sugli utili dei conti correnti passa dal 20 al 26%.
9. Coperture future improbabili La Banca d'Italia ci ha detto che per il 2015 servono oltre 14 miliardi per finanziare questa misura, includendo l'allargamento agli incampienti. A queste risorse vanno quelle che sicuramente dovremo reperire per gli "sforzi aggiuntivi" che ci chiede Bruxelles: tra gli 8 e i 10 miliardi. Poi, servono i soldi - che si mettono in legge di stabilità - per misure inderogabili, quali la CIG, il 5 per mille, le missioni militari all'estero, ecc. In tutto, a seconda delle stime, una somma intorno ai 25 miliardi di euro. Renzi prevede di trovare tutti questi soldi dalla spending review di Cottareli per il il 2015 (17 miliardi), ma anche con la crescita. Ma quale? Va ricordato che nel 2014, l'obiettivo di Cottarelli è stato già abbassato di circa il 25%. Se avvenisse lo stesso anche nel 2015, sarebbero disponibili poco più di 12 miliardi e ne mancherebbero molti altri. I 2miliardi da lotta all'evasione fiscale sono virtuali, dicono i tecnici del Senato.
10. Benefici degli 80 euro compensati da altre tasse I benefici degli 80 euro sono compensati da nuove tasse o mancati introiti. Aumento della tassazione sulla prima casa (+60% rispetto al 2013, secondo Banca d'Italia), aumento della tassazione sui conti correnti, aumento addizionali Irpef comunali e regionali (a causa dei tagli dei trasferimenti), mancati aumenti contrattuali per il pubblico impiego a causa del blocco degli ultimi cinque anni e dei prossimi tre comportano benefici dubbi dal complesso di questa misura. Il tutto potrebbe essere a somma zero, o addirittura con un segno negativo. Le nuove tasse - ha calcolato la UIL - si mangeranno nei prossimi otto mesi oltre il 40 per cento del bonus degli 80: dei 640 euro in più si dovranno sottrarre 278 euro (Tasi più addizionali comunali Irpef). Ciò significa la riduzione al 56% dei benefici. Se a tutto ciò si aggiungono gli effetti dei tagli agli enti locali, allora la beffa è certa.
Quindi bene gli 80 euro, ma tutto il resto? È un po' un mezzo disastro: tagli drastici agli enti locali e e ai servizi e tante imposte indirette, effetti redistributivi e macroeconomici quasi nulli. Teniamo conto che l'aumento del PIL previsto dal governo (+0,8%) è già nel libro dei sogni. Ce lo dicono l'Istat e l'OCSE e la Commissione europea lo ha già abbassato allo 0,6%. Per il primo trimestre 2014 (dati Istat) siamo già allo - 0,1%. La speranza di finanziare in futuro i provvedimenti con la crescita è dunque un'illusione. Rimane la ricetta Cottarelli: privatizzazioni e altri tagli al pubblico impiego, al welfare e agli enti locali. E rimane quello che ha dichiarato Padoan al festival di Trento: "sono a favore dell'aumento dell'età pensionabile".
Non proprio una mossa anti-austerità.
Giulio Marcon Deputato indipendente di SEL. Fondatore campagna Sbilanciamoci
domenica 1 giugno 2014
FESTA DELLA REPUBBLICA
Sinistra Ecologia per Castel Maggiore sarà presente e vi invita a "vivere insieme" questo importante appuntamento.
Programma della manifestazione:
Lunedì 2 Giugno 2014, ore 10.00 - Piazza della Pace partenza della sfilata del Volontariato e dell’Associazionismo di Castel Maggiore
Ore 10.30 Parco delle Staffette Partigiane – Via Lirone Cerimonia di Onore ai Caduti - Discorso del Sindaco - Proclamazione delle benemerenze civiche 2014
Riportiamo, in occasione di questa fondamentale ricorrenza, alcune considerazioni dell'A.N.P.I.
Abbiamo il dovere di impiegare tutto il coraggio e la forza delle nostre idee per conservare fino in fondo i princìpi, i valori e la struttura di fondo di una Costituzione che i costituenti vollero destinata a durare e a garantire nel tempo l’esercizio dei diritti di tutti, come vuole la democrazia. L’ANPI vuole informare i cittadini che oggi:nella politica governativa si sta privilegiando il tema della governabilità (pur rilevante) rispetto a quello della rappresentanza (che è di fondamentale e imprescindibile importanza);
si continua nel cammino anomalo in cui è il Governo che assume l’iniziativa in tema di riforme costituzionali e pretende di dettare indirizzi e tempi al Parlamento;
è giusto superare il cosiddetto bicameralismo “perfetto”, ma occorre farlo mantenendo appieno la sovranità popolare, così come espressa fin dall’art.1 della Costituzione e garantendo una rappresentanza vera ed effettiva dei cittadini, nelle forme più dirette; il Senato, dunque, non va “abolito”, né eliminata l’elettività della parte maggiore dei suoi componenti da parte dei cittadini; la maggior parte dell’attività legislativa può essere assegnata alla Camera, così come il voto di fiducia al Governo; ma vanno individuate nel contempo forme di partecipazione e tipi di intervento da parte del Senato, così come previsto in molti dei modelli già esistenti in altri Paesi;
tutto questo può essere realizzato agevolmente, anche con una consistente riduzione di spese, non solo unificando la gran parte dei servizi delle due Camere, ma anche riducendo il numero dei parlamentari, sia della Camera che del Senato;
concentrare tutti i poteri su una sola Camera, per di più composta anche col premio di maggioranza, lasciando altri compiti minori a un organismo non elettivo, non risponde affatto al disegno costituzionale, dotato di una sua intima coerenza proprio perché fatto di poteri e contropoteri e di equilibri estremamente delicati.
Programma della manifestazione:
Lunedì 2 Giugno 2014, ore 10.00 - Piazza della Pace partenza della sfilata del Volontariato e dell’Associazionismo di Castel Maggiore
Ore 10.30 Parco delle Staffette Partigiane – Via Lirone Cerimonia di Onore ai Caduti - Discorso del Sindaco - Proclamazione delle benemerenze civiche 2014
Riportiamo, in occasione di questa fondamentale ricorrenza, alcune considerazioni dell'A.N.P.I.
Abbiamo il dovere di impiegare tutto il coraggio e la forza delle nostre idee per conservare fino in fondo i princìpi, i valori e la struttura di fondo di una Costituzione che i costituenti vollero destinata a durare e a garantire nel tempo l’esercizio dei diritti di tutti, come vuole la democrazia. L’ANPI vuole informare i cittadini che oggi:
Iscriviti a:
Post (Atom)








